Danno da morte accidentale: escluso l’indennizzo della polizza privata ai casi di suicidio se non prevista dal contratto. (Cass. Civ., sez. VI – 3, ord., 3 dicembre 2021, n. 38218 – Presidente Cirillo – Relatore Rossetti)

Danno da morte accidentale. Indennizzo della polizza privata per il danno da morte accidentale: respinta la richiesta di indennizzo avanzata da una vedova. Fondamentale il passaggio del contratto secondo cui sono indennizzabili solo gli eventi dovuti a causa fortuita, violenta ed esterna.

Ennesima magistrale decisione della Suprema Corte (relatore Consigliere Rossetti).

In caso di danno da morte accidentale, in specie suicidio, coperti dall’assicurazione sulla vita sono gli eventi dovuti a causa fortuita, violenta ed esterna.

Conseguentemente, nessun indennizzo deve essere riconosciuto quando l’assicurato perde la vita a causa di suicidio.

La vedova dell’uomo, in qualità di beneficiaria indicata nel contratto assicurativo, intraprende azione civile nei confronti della Compagnia assicuratrice, garante per il rischio di infortuni mortali (c.d. polizza privata vita).

Alla morte – per suicidio – la Compagnia rifiutava il pagamento dell’indennizzo, deducendo l’esclusione della operatività della garanzia di polizza nel caso di suicidio del contraente assicurato.

I Giudici di merito respingono le domande della donna.

Nel 2009 la donna adiva il Tribunale di Reggio Emilia che, con sentenza 15 maggio 2014 n. 714 rigettava la domanda.

La sentenza venne appellata dalla parte soccombente e, la Corte d’Appello di Bologna, con sentenza 18 dicembre 2018 n. 3138 rigettava il gravame.

I Giudici territoriali evidenziano che: -) il contratto escludeva l’indennizzabilità degli eventi mortali dovuti a causa fortuita, violenta esterna; -) non era in contestazione fra le parti che il contraente si procurava volontariamente le lesioni che ne provocarono la morte; -) ergo, non ricorreva un infortunio così come descritto nelle condizioni generali di contratto.

In particolare, la Corte d’Appello evidenzia che l’elemento dirimente della mancata risarcibilità è la causa del decesso della persona assicurata che si procurava volontariamente le lesioni che ne provocarono la morte.

Per tali ragioni, secondo la Corte territoriale, non si configurerebbe l’infortunio come descritto nelle condizioni generali del contratto di assicurazione.

La donna ricorre in Cassazione lamentando la violazione degli artt. 1900,1927 e 1932 c.c..

Nello specifico, secondo la ricorrente: -) all’assicurazione contro gli infortuni mortali si devono applicare le norme dettate dal codice civile in tema di assicurazione sulla vita; -) tra queste norme rientra l’art. 1927 c.c., il quale esclude l’indennizzabilità della morte causata da suicidio nel solo caso in cui questo sia avvenuto entro il biennio dall’articolo del contratto, salvo patto contrario; -) nel caso concreto il contratto non derogava alla suddetta norma; -) pertanto, essendo decorsi più di due anni tra il momento della stipula della polizza e la morte del contraente, l’assicuratore non doveva rifiutare il pagamento dell’indennizzo.

Il ricorso è infondato.

La ricorrente deduce che all’assicurazione contro gli infortuni mortali, secondo un noto precedente delle Sezioni Unite, si applicano le norme dettate per l’assicurazione sulla vita, e dunque anche l’art. 1927 c.c., il quale fissa ope legis un c.d. termine di incontestabilità.

Ciò è corretto.

Tuttavia per il danno da morte accidentale, in specie suicidio, gli Ermellini osservano che l’art. 1927 c.c.  è norma dispositiva e non cogente, e l’errore della ricorrente sta nel ritenere che il contratto non vi avesse derogato.

Nel contratto oggetto del contendere, le parti per patto espresso avevano convenuto di qualificare come infortunio (indennizzabile) solo quello dovuto a causa esterna, e quindi indipendente dalla volontà del contraente, unico portatore del rischio assicurato.

Tale previsione, escludendo dal novero dei sinistri indennizzabili l’infortunio dovuto a causa violenta ed esterna, costituisce un “patto espresso” che, ai sensi dell’art. 1927 c.c., consentiva alle parti di derogare alla regola del biennio.

Correttamente, la domanda di indennizzo per il danno da morte accidentale è stata rigettata dai Giudici di merito.

Non vi è stata nessuna violazione di legge in quanto l’indennizzabilità di quel tipo di evento, ovverosia danno da morte accidentale per suicidio, è escluso dagli accordi contrattuali.

Il ricorso viene rigettato alla luce del seguente principio di diritto: “la previsione, inserita in un contratto di assicurazione contro gli infortuni mortali, secondo cui sono indennizzabili solo gli eventi dovuti a causa fortuita, violenta ed esterna, costituisce quel patto espresso che, ai sensi dell’art. 1927 c.c., esclude l’indennizzabilità dell’infortunio mortale dovuto a suicidio”.

Il ricorso viene respinto e la donna viene condannata al pagamento in favore della Compagnia delle spese di lite liquidate in euro 5.600,00 oltre spese vive e accessori.

Avv. Emanuela Foligno

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