Decesso del coniuge nel corso del giudizio di divorzio, o di revisione dell’assegno divorzile : le sezioni Unite chiariscono gli effetti (Cass. civ., SS.UU., sent., 24 giugno 2022, n. 20494 e 20495).

Decesso del coniuge nel corso del giudizio di divorzio e nel corso del giudizio per la revisione dell’assegno divorzile: importante intervento delle Sezioni Unite.

Le Sezioni Unite sono intervenute, con le importanti decisioni qui a commento, sulla prosecuzione, o meno, del giudizio nel caso di decesso del coniuge.

“Nel caso di pronuncia parziale di divorzio sullo status, con prosecuzione del giudizio al fine dell’attribuzione dell’assegno divorzile, il decesso del coniuge nel corso del medesimo non ne comporta la declaratoria di improseguibilità, ma il giudizio può proseguire nei confronti degli eredi, per giungere all’accertamento della debenza dell’assegno dovuto sino al momento del decesso” (SS.UU. n. 20494/2022).

Ed ancora, “Nel caso di procedimento per la revisione dell’assegno divorzile, ai sensi dell’art. 9, comma 1, L. n. 898/1970, il decesso del coniuge ricorrente nel corso del medesimo non comporta la declaratoria di improseguibilità dello stesso, ma gli eredi subentrano nella posizione del coniuge richiedente la revisione, al fine dell’accertamento della non debenza dell’assegno a decorrere dalla domanda sino al decesso, subentrando altresì essi nell’azione di ripetizione dell’indebito ai sensi dell’art. 2033 c.c. per la restituzione delle somme non dovute” (Cass.n. 20495/2022).

Nel primo caso, il Tribunale di Macerata, con sentenza parziale, si pronunciava sullo status, dichiarando la cessazione degli effetti civili del matrimonio di due coniugi, rimettendo la causa in istruttoria al fine dell’accertamento del diritto della donna a percepire l’assegno divorzile. A seguito della morte del marito avvenuta nelle more, veniva dichiarata l’interruzione del processo, poi riassunto nei confronti degli eredi dell’ex coniuge. Il Giudice di prime cure accertava il diritto della ex moglie a percepire un assegno divorzile fino alla morte dell’ex marito.

Gli eredi dell’uomo impugnavano la decisione dinanzi la Corte d’Appello, che respinge l’impugnazione.

Approdata la questione alla Suprema Corte, il Presidente di Sezione rimetteva la causa al Primo Presidente al fine dell’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite.

Le questioni sollevate con l’ordinanza di rimessione riguardavano le sorti del processo in caso di decesso di uno dei coniugi, con riguardo alle parti del giudizio divorzile (o di quello volto alla modifica dell’entità dell’assegno), la natura delle sentenze pronunciate, la successione nel processo e l’interruzione e riassunzione della causa.

Nel secondo caso, analogamente, interveniva sentenza sullo status da parte del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, con prosecuzione del giudizio ai fini dell’attribuzione dell’assegno divorzile all’ex moglie. Il Giudice accertava il diritto della donna a vedersi corrisposto un assegno mensile da parte dell’ex marito. La decisione veniva confermata anche in Appello. Successivamente, l’uomo agiva per la revisione dell’attribuzione dell’assegno. Intrapreso il giudizio di Cassazione, l’uomo decedeva e l’ex moglie chiedeva l’interruzione del giudizio. La Sezione, quindi, rimetteva alle Sezioni Unite la questione se il decesso del coniuge obbligato al pagamento dell’assegno divorzile determini la cessazione della materia del contendere nell’ipotesi in cui egli abbia intrapreso il giudizio per la revisione dell’obbligo di corrispondere l’assegno, o se tale giudizio debba proseguire da parte dei suoi eredi.

Osservano preliminarmente gli Ermellini  che l’assegno di divorzio, traendo la sua fonte nel nuovo status delle parti, ha efficacia costitutiva decorrente dal passaggio in giudicato della statuizione di risoluzione del vincolo coniugale. A tale principio ha introdotto un temperamento l’art. 4, comma. 13, l. n. 898/1970, così come sostituito dall’art. 8. l. n.74/1987, conferendo al giudice il potere di disporre, tenuto conto delle circostanze del caso concreto e fornendo un’adeguata motivazione, anche in assenza di una specifica richiesta delle parti, la decorrenza dell’assegno fin dal momento della domanda di divorzio. In caso di revisione dell’assegno di divorzio – che postula l’accertamento di un sopravvenuto mutamento delle condizioni economiche degli ex coniugi, idoneo a modificare il pregresso assetto patrimoniale realizzato con il precedente provvedimento attributivo dell’assegno -, il diritto a percepirlo di un coniuge ed il corrispondente obbligo dell’altro a versarlo, nella misura e nei modi stabiliti dalla sentenza di divorzio, conservano la loro efficacia sino a quando non intervenga la modifica di tale provvedimento, rimanendo del tutto ininfluente il momento in cui di fatto sono maturati i presupposti per la modificazione o la soppressione dell’assegno.

Ergo, la decisione giurisdizionale di revisione non può avere decorrenza anticipata al momento dell’accadimento innovativo, rispetto alla data della domanda di modificazione. Se la morte di un coniuge preceda l’adozione di qualsiasi sentenza, e dunque sia anteriore anche alla declaratoria sullo status, diviene inammissibile ogni pretesa, inclusa quella all’assegno divorzile.

Quindi, nell’ipotesi verificatasi nel primo caso in esame, il giudicato sullo status si era già formato e il decesso del coniuge era sopraggiunto nel corso della causa volta all’accertamento del diritto dell’altro a percepire l’assegno divorzile.

Pertanto, le SS.UU. ritengono ammissibile la prosecuzione del giudizio concernente l’obbligo di corresponsione di un assegno nei confronti degli eredi del preteso obbligato, ai fini dell’accertamento della debenza del diritto all’assegno dalla data del passaggio in giudicato della sentenza sullo status a quella del decesso.

Nel secondo caso, invece, essendo le condizioni economiche sempre revisionabili,   in ragione del mutamento delle condizioni e per un giustificato motivo, le SS.UU. sostengono che, venuta meno una delle parti del rapporto di solidarietà post-coniugale, a seguito appunto del decesso del coniuge, la domanda di accertamento della non debenza dell’assegno  può proseguire da parte degli eredi dell’obbligato, onde il processo può giungere al suo esito, ai fini dell’accertamento della non debenza e del diritto di credito alla ripetizione dell’indebito per le somme versate sin dalla domanda di revisione, richieste in vita dal coniuge obbligato, di cui gli eredi divengono titolari.

Concludendo: le SS.UU., con la prima delle due sentenze in esame (n. 20494/2022), rigettano i primi due motivi di ricorso, rimettendo la causa dinanzi alla Prima sezione civile per l’esame dei restanti motivi. Con la seconda decisione (n. 20495/2022) accolgono i primi due motivi di ricorso, assorbito il terzo e cassano il decreto impugnato rinviando la causa, in diversa composizione.

Avv. Emanuela Foligno

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