Il lavoratore riporta ferita del terzo inferiore della gamba sinistra e della regione retro malleolare con deficit funzionale significativo della caviglia (Tribunale di Frosinone, Sez. Lavoro, sentenza n. 163/2021 del 19/02/2021)

Con ricorso del 04.05.2017 il lavoratore cita a giudizio la società datrice di lavoro deducendo di avere lavorato con mansioni di silvicoltore (manovale-boscaiolo) e che in data 13.03.2008, rimaneva vittima di un infortunio sul lavoro mentre utilizzava una motosega per il taglio della legna da bosco. Il ricorrente, pertanto, nello svolgimento delle proprie mansioni e in assenza di dispositivi di protezione forniti dall’azienda, riportava una ferita del III inferiore della gamba sinistra e della regione retro malleolare, con successivo deficit funzionale alla caviglia.

A seguito di altro giudizio intrapreso nei confronti dell’Inail, il Tribunale di Frosinone riconosceva al lavoratore un danno da perdita della capacità lavorativa nella misura del 12%, con condanna dell’Inail al pagamento del relativo indennizzo.

Tuttavia, il ricorrente oltre ai danni alla capacità lavorativa, riportava ulteriori danni biologici, quantificati in euro 60.000,00 sulla base del 18% di invalidità, a suo avviso imputabili al datore di lavoro per mancanza di formazione e informazione dei lavoratori e per la mancata consegna dei dispositivi di protezione individuale.

Si costituisce in giudizio la Società datrice, contestando l’avversa domanda ed affermando che il ricorrente veniva correttamente formato e informato in materia di sicurezza ed era dotato dei dispositivi di protezione.

Rileva, in particolare, la società convenuta che l’infortunio è una mera fatalità e, comunque, non vi è compatibilità con il danno e le lesioni patite.

La causa viene istruita con prova testimoniale e CTU Medico-Legale, al cui esito il Tribunale ritiene fondate le domande avanzate dal lavoratore.

In data 13.08.2008 il ricorrente è stato vittima di un infortunio sul lavoro, tanto che vi è stato il riconoscimento del danno da perdita della capacità lavorativa nella misura del 12% in un precedente giudizio conclusosi dinanzi al Tribunale di Frosinone.

Pacifica, pertanto, la sussistenza del nesso di occasionalità necessaria tra l’infortunio e la prestazione dell’attività lavorativa.

Tuttavia, dalle prove testimoniali sono emerse alcune dichiarazioni discordanti in relazione all’avvenuta consegna dei dispostivi di sicurezza al lavoratore.

Uno dei testi ha affermato che, il giorno dell’infortunio non avevano ricevuto i dispositivi di sicurezza.

Altro teste, invece, ha riferito di avere visto il ricorrente con l’elmetto ma, dalla sommaria testimonianza, non è possibile stabilire se il datore di lavoro avesse provveduto a consegnare i dispositivi di sicurezza prima dell’infortunio, né risultano prodotti in giudizio i verbali di consegna del materiale.

In materia, l’art. 2087 c.c. afferma che l’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro.

Il datore di lavoro convenuto, invece, non ha dimostrato di avere adottato tutte le misure necessarie ad evitare né l’infortunio, né tantomeno la fatalità dell’evento.

Egualmente, non può ragionevolmente affermarsi che il lavoratore, durante il taglio della legna, assumeva comportamenti abnormi tali da escludere la responsabilità del proprio datore di lavoro.

Conseguentemente, l’infortunio occorso al ricorrente viene considerato causalmente riconducibile alla condotta datoriale che non ha fornito la prova di avere consegnato i dispositivi di sicurezza al lavoratore in data anteriore all’infortunio, né ha dimostrato di avere eseguito attività di formazione e informazione al dipendente in relazione alla tipologia dell’attività svolta che è da considerarsi di natura pericolosa.

In definitiva, all’esito dell’istruttoria non sono emersi elementi idonei a dimostrare l’interruzione o la deviazione del nesso di causalità, nella doppia declinazione della causalità materiale e causalità giuridica.

Ciò posto, il CTU ha affermato che “le patologie riportate dal lavoratore sono compatibili e causalmente dipendenti all’infortunio subito e che a seguito dell’infortunio, è residuato un significativo deficit funzionale articolare della caviglia sx in escursione flesso e sensitive distrettuali e del circolo a carico dell’avampiede….(..).. i postumi invalidanti riportati dal ricorrente sono valutabili nella misura del 12% a decorrere dalla data della guarigione clinica (24.02.2010), considerando le tabelle di cui al DM 12/07/2000.”

Il danno biologico del ricorrente, applicando le Tabelle milanesi, viene quantificato in euro 32.900,00.

Tale voce di danno è già in parte stata indennizzata dall’Inail al lavoratore nella misura di euro 15,356,81, importo che deve essere sottratto dal quantum liquidabile di euro 32.900,00.

La somma, quindi, da corrispondere al ricorrente a titolo di danno biologico differenziale ammonta ad euro 17.543,19, oltre agli interessi legali e al la rivalutazione monetaria.

In conclusione, il Tribunale di Frosinone, in qualità di Giudice del Lavoro, dichiara la responsabilità del datore di lavoro nella causazione dell’infortunio occorso al ricorrente in data 13. 03.2008; condanna la società convenuta al pagamento in favore del ricorrente della somma di euro 17.543,19 a titolo di danno biologico differenziale, oltre interessi legali sul capitale annualmente rivalutato; condanna altresì la società datrice di lavoro al pagamento delle spese di lite, liquidate in complessivi euro 1.500,00, oltre al rimborso forfettario del 15%, I.V.A., C.P.A., e spese della CTU.

Avv. Emanuela Foligno

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