Una misteriosa manina ha introdotto un emendamento di troppo alla nuova legge sui disastri ambientali.

Oggi i disastri ambientali vengono puniti tramite l’articolo 434 del codice: “Chi commette un fatto diretto a cagionare il crollo di una costruzione o di una parte di essa ovvero un altro disastro è punito, se dal fatto deriva pericolo per la pubblica incolumità, con la reclusione da uno a cinque anni. La pena è della reclusione da tre a dodici anni se il crollo o il disastro avviene”. Normativa lacunosa e insufficiente. Ma adesso passa alla camera per l’ultimo passaggio un disegno di legge che inasprisce le pene, allunga la prescrizione e introduce il delitto di disastro ambientale nel codice penale.

Però nei lavori (notturni) del Senato la misteriosa manina  ha allargato il ravvedimento operoso (previsto nel testo originario per chi collabora e chi provvede alla bonifica dei luoghi contaminati dal danno ambientale) fino a non ad escludere completamente la punibilità qualora “prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado provvede alla messa in sicurezza, alla bonifica e, se possibile, al ripristino dello stato dei luoghi”.

Legambiente e Libera, unite da tempo nel chiedere l’approvazione del disegno di legge, hanno applaudito la ripresa dei lavori sul testo (oggi in Aula al Senato), ma hanno anche chiesto di eliminare questa modifica al ravvedimento operoso sulla non punibilità. “Sappiamo di forti pressioni per peggiorare ulteriormente il disegno di legge approdato in aula e su questo chiediamo ai ministri dell’Ambiente Galletti e della Giustizia Orlando garanzie affinché ciò non avvenga.  Chiediamo inoltre, che le ulteriori modifiche che saranno apportate in aula al Senato, vengano concordate con la Camera, cosicché  il voto finale sia sostanzialmente un atto formale rapido e indolore”.

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