Positivo il giudizio del Sindacato Medici Italiani sulle misure al vaglio del Governo per fare fronte all’emergenza coronavirus

“Bene le nuove misure e i nuovi investimenti che dovranno essere integrati, se non bastassero, a costo di innalzare ulteriormente il deficit  con l’Europa”. Così il Sindacato Medici Italiani sul decreto in discussione questa settimana alla Camera che prevede circa un miliardo di euro, tra i 7,5 miliardi complessivamente destinati,  per misure straordinarie a favore del sistema sanitario nazionale e per rispondere all’emergenza coronavirus.

Lo SMI condivide  la possibilità di prevedere prestazioni dai privati per far fronte all’emergenza sanitaria, purché si verifichi verificare il tipo di prestazioni, la loro qualità e si pretenda che il personale delle strutture private venga assunto secondo contratti vigenti.

Positivo anche il giudizio sugli  incentivi per i medici dipendenti, anche se tale situazione mette in evidenza “le criticità dello status giuridico del medico convenzionato con il SSN”, che occorrerebbe ripensare. “Il medico convenzionato con il SSN – spiega il Sindacato- è di fatto un libero professionista e in questo caso si sente poco tutelato, tanto che risulta essere  escluso dalle misure di sostegno previste dal governo per i lavoratori  autonomi”.

Per l’organizzazione questa emergenza epidemiologica  può essere l’occasione  del varo di misure strutturali come l’istituzione della scuola di specializzazione nazionale di medicina generale, superando la frammentazione della formazione regionale e avviando così alla professione decine migliaia di nuovi medici di medicina generale.

“Chiediamo – si legge in una nota – di fronteggiare questa fase  anche con un  aumento del monte ore per la specialistica ambulatoriale e per i medici dei servizi negli ambiti distrettuali. I circa 7000 contagiati al virus in Italia  stanno mettendo in ginocchio un paese intero; quindi è giusto prevedere il commissariamento delle regioni, in base all’articolo 120 della Costituzione, che non siano capaci di  applicare le misure governative. Questa crisi deve servire ad un ripensamento del federalismo in sanità, alle politiche di tagli che tanto male hanno fatto al Servizio Sanitario Nazionale ed essere l’occasione  per aprire un grande stagione di assunzioni per i medici e i sanitari in tutto il Paese. Questi investimenti diventino strutturali per il rilancio della sanità nel nostro paese e non siano solo legati a questa urgente necessità”.

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