La complicanza dell’emorragia addominale per avere rilievo giuridico tale da configurare gli estremi della causa non imputabile, deve essere o imprevedibile o inevitabile

Il paziente conviene a giudizio dinanzi il Tribunale di Torino (Sez. IV, sentenza n. 4618 del 17 dicembre 2020), l’Azienda Ospedaliera Universitaria onde vederne dichiarata la responsabilità per errata esecuzione di intervento di emicolectomia sinistra laparoscopica e del successivo intervento di urgenza di laparotomia esplorativa. In particolare il paziente espone che nel corso del primo intervento si verificava un imponente emorragia addominale causata dalla lesione iatrogena di un vaso e che tale evento rendeva necessario procedere d’urgenza a secondo intervento da cui residuavano estese cicatrici della parete addominale.

Il paziente eccepisce, inoltre, che nel corso del primo intervento veniva recisa una terminazione nervosa che generava impotenza e riduzione seminale e che il secondo intervento veniva eseguito solo il giorno successivo e non d’urgenza.

La causa viene istruita attraverso CTU Medico-Legale.

Il Tribunale, dopo avere premesso che la Struttura sanitaria risponde nei confronti del paziente a titolo contrattuale cui consegue il relativo onere probatorio ai sensi dell’art. 1218 c.c., ribadisce che il nesso causale tra la prestazione professionale eseguita e il danno lamentato, in quanto fatto costitutivo della domanda risarcitoria, deve essere provato dalla parte attrice.

I CTU, dopo esame della documentazione prodotta dal paziente, hanno richiesto l’esecuzione di spermiogramma e ricerca di spermatozoi nell’urina post – eiaculazione.

All’esito, i Consulenti hanno escluso condotte censurabili nell’operato dei Sanitari e riconducono l’emorragia verificatasi nel corso del primo intervento a una inevitabile complicanza dell’atto operatorio.

Nello specifico i CTU indicano:

“-         nell’ottobre 2015 il paziente era affetto da una condizione di diverticolite complicata (“…diverticolosi del grosso intestino con focolai di diverticolite, diffusa periviscerite a impronta suppurativa…” ), ossia da una patologia a fronte della quale, secondo l’ampia letteratura specialistica in materia, l’indicazione a intervento chirurgico di ” emicolectomia sinistra laparoscopica/conversione laparpotomica… ” era del tutto condivisibile;

–           il decorso post – operatorio dell’ intervento del 12.10.2015 fu gravato dal sovrapporsi di un fatto emorragico manifestatosi, trascorse alcune ore dal termine della procedura, con una perdita ematica dai drenaggi superiore a quanto atteso e, coerentemente, da anemia;

–           il paziente fu, quindi sottoposto a terapia trasfusionale ma persistendo la condizione di anemia, alle ore 20,00 del 13.10.2015, fu eseguito controllo TAC, all’esito del quale fu posta indicazione al ” …reintervento in urgenza… “;

–           nel corso della procedura fu documentata un’emorragia diffusa, in assenza di evidenziabili lesioni vascolari|”.

Inoltre i CTU, considerato “quanto noto circa il rischio emorragico connaturato ad un intervento chirurgico quale quello cui fu sottoposto il paziente”, non ravvisano profili di censura nell’operato del personale sanitario, ritenendo che ” in carenza di elementi anche solo suggestivi per una inidonea, e come tale censurabile, procedura di emostasi, l’evento sfavorevole verificatosi nel caso concreto sia da annoverare tra le sequele inevitabili dell’atto operatorio”.

Non vi è stata, dunque, nessuna “lesione iatrogena di un vaso… ” eccedente la natura, inevitabilmente, demolitiva dell’atto chirurgico.

Inoltre, l’emorragia è stata tempestivamente e adeguatamente trattata, come accertato dalla CTU.

Riguardo la lamentata diminuzione del volume di liquido spermatico, i CTU hanno precisato che “non esiste una plausibile correlazione biologica tra detta alterazione e gli interventi eseguiti.”

Ciò posto, il Tribunale aderisce integralmente alle conclusioni della CTU e ribadisce che la  complicanza per avere rilievo giuridico tale da integrare gli estremi della causa non imputabile, deve essere o imprevedibile o inevitabile.

I CTU hanno confermato che la complicanza dell’emorragia è da considerarsi evento inevitabile e, conseguentemente, è da escludersi la responsabilità dei Sanitari.

Nello specifico il Tribunale motiva che “la qualificazione dell’emorragia diffusa verificatasi nel corso della procedura come complicanza inevitabile dell’intervento eseguito, in assenza di lesioni iatrogene di “vaso” eccedenti la natura inevitabilmente demolitiva dell’atto operatorio, in uno con la valutazione della corretta e diligente scelta dell’intervento e delle cure prestate per far fronte all’emorragia, escludono la sussistenza di profili di colpa addebitabili ai sanitari operanti e dimostrano che l’evento dannoso non sia conseguenza diretta ed immediata ex art. 1223 c.c. della condotta dei sanitari, i quali risultano adempienti in ordine alle proprie obbligazioni rispetto ai parametri di diligenza richiesti nell’esecuzione delle prestazioni professionali eseguite.”

In conclusione, il Tribunale respinge la richiesta risarcitoria del paziente e lo condanna al pagamento delle spese di lite e di CTU.

Avv. Emanuela Foligno

Hai vissuto una situazione simile? Scrivi per una consulenza gratuita a malasanita@responsabilecivile.it o invia un sms, anche vocale, al numero WhatsApp 3927945623

Leggi anche:

Trauma contusivo ginocchio e rachide da infortunio sul lavoro

- Annuncio pubblicitario -

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui