Ernie discali lombari del lavoratore derivanti da malattia professionale vengono unificate con i precedenti postumi già accertati

Il Tribunale di Cosenza, Sez. Lavoro, Sentenza n. 2059/2021 del 17/11/2021-RG n. 2348/2020 ordina la unificazione dei postumi accertati di ernie discali lombari con le precedenti tecnopatie già riconosciute dall’Istituto.

La parte ricorrente, premesso di lavorare dal 2001 per conto di diverse società svolgendo le mansioni di minatore/ lancista/autista, esponeva che dette mansioni avevano comportato l’esposizione a movimentazione e sollevamento di carichi nonché a sollecitazioni e vibrazioni su tutto il corpo in ragione dell’utilizzo di strumenti di lavoro e la conduzione di escavatori/macchine di movimento terra, determinando l’insorgenza di ernie discali lombari in spondiloartrosi.

Il lavoratore deduce che tale malattia aveva determinato una percentuale di danno biologico in misura del 10 %, e che risultava già riconosciuta dall’Istituto una percentuale di danno biologico del 6% per pregresso infortunio nonché del 3% per la malattia professionale della ipoacusia.

Si costituiva in giudizio l’I NAIL eccependo l’intervenuta prescrizione del diritto, nonché la improponibilità/inammissibilità della domanda di unificazione dei postumi e, nel merito, contestando la sussistenza dei dedotti postumi permanenti e sostenendo la correttezza della valutazione.

Il ricorso è fondato.

Preliminarmente viene osservato che il termine di prescrizione per conseguire le prestazioni per inabilità permanente derivanti da malattia professionale decorre dal momento di manifestazione della malattia stessa.

Più precisamente, nel caso di malattia che non ha provocato astensione dal lavoro (cioè che si è manifestata dopo l’abbandono della lavorazione che l’ha causata) detto termine decorre dalla data di arrivo all’Istituto del certificato medico o della denuncia del datore di lavoro, mentre nel caso di malattia che ha provocato astensione dal lavoro la decorrenza deve essere fatta risalire al primo giorno di completa astensione, inteso come effettivo abbandono dell’attività a causa della malattia.

In tale seconda ipotesi il lavoratore che voglia posticipare il decorso del termine iniziale di prescrizione ha l’onere di dimostrare che la manifestazione della malattia si é verificata in epoca successiva all’abbandono del posto di lavoro (Cass. 5 dicembre 2001, n. 15351).

Nella diversa ipotesi di malattia per la quale il grado di indennizzabilità sia stato raggiunto successivamente alla denuncia, ovvero dopo l’astensione dal lavoro, la decorrenza della prescrizione deve essere ricondotta alla data del consolidamento dei postumi indennizzabili.

La giurisprudenza di legittimità ha statuito che il termine di prescrizione dell’azione diretta a conseguire la rendita da inabilità permanente per malattia professionale decorre dal momento in cui uno o più fatti concorrenti forniscano certezza dell’esistenza dello stato morboso o della sua conoscibilità da parte dell’assicurato, in relazione anche alla sua eziologia professionale e al raggiungimento della misura minima indennizzabile, precisando che laddove l’assicurato si sia sottoposto ad esami diagnostici per l’accertamento delle patologie professionali, si presume che lo stesso sia venuto a conoscenza del manifestarsi della malattia contestualmente o nei giorni immediatamente successivi agli esami, gravando sul medesimo l’onere di provare di non averne, invece, avuto tempestiva conoscenza.

Ebbene, nel caso di specie non vi è documentazione medica dalla quale inferire che parte ricorrente abbia avuto la conoscibilità della eziologia professionale della malattia in data antecedente alla domanda di malattia professionale, né l’Istituto – onerato della prova avendo sollevato la relativa eccezione – ha offerto elementi di prova segno contrario.

Ergo nessuna prescrizione è intervenuta.

Ciò detto, le circostanze relative alle mansioni di minatore/lancista/autista svolte dal ricorrente ed alle relative modalità di esecuzione hanno trovato conferma nelle deposizioni testimoniali svolte.

Il CTU ha accertato che parte ricorrente è affetto da “Ernia del disco mediana L5 -S1 associata a discopatia multipla ed a spondiloartrosi del tratto lombare del rachide ” che incide sulla sua integrità psicofisica in misura pari al 6% , precisando che detta patologia è da porsi in correlazione con l’attività lavorativa e che si associa alla precedente tecnopatia (ipoacusia) ed agli esiti di un trauma cranico già riconosciuti.

L’Istituto sostiene che il procedimento di unificazione dei postumi (quelli già riconosciuti per altre affezioni e quello denunciato in questa sede) sia di competenza esclusiva della sede amministrativa e che, pertanto, la domanda giudiziale di unificazione dei postumi proposta sarebbe improponibile/irricevibile ex legge n. 533/1973.

L’eccezione è priva di pregio.

Il lavoratore può chiedere in sede giudiziale l’accertamento della esistenza della denunciata patologia (con la determinazione del grado di incidenza sulla integrità psicofisica) e tale accertamento essere posto alla base della unificazione (in sede amministrativa) con precedenti tecnopatie già riconosciute.

La domanda viene pertanto accolta e l’Inail viene condannato alla unificazione, con decorrenza dalla domanda amministrativa, del grado di menomazione dell’integrità psicofisica accertata ( 6% ), con quella della precedente malattia e degli esiti di infortunio già riconosciuti.

Le spese di giudizio e di Consulenza tecnica seguono la soccombenza.

Avv. Emanuela Foligno

Sei vittima di un incidente sul lavoro o ritieni di aver contratto una malattia professionale? Affidati ai nostri esperti per una consulenza gratuita. Clicca qui

Leggi anche:

Nocività dell’ambiente di lavoro: al lavoratore l’onere della prova

- Annuncio pubblicitario -

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui