Accertata la responsabilità colposa del Medico di PS per avere dimesso il paziente con una errata valutazione dei sintomi di infarto miocardico e senza completare gli accertamenti (Tribunale di Cassino, Sentenza n. 1159/2021 pubblicata il 23/08/2021)

Il paziente chiama a giudizio i Medici e la ASL di Frosinone al fine di accertare e dichiarare che, a causa dell’errata valutazione dei sintomi di infarto miocardico acuto al momento del primo ricovero nell’Ospedale di Sora, è stato dimesso dopo 47 minuti causando l’insorgenza di ictus.

Nel corso del Giudizio l’uomo decede e si costituiscono in riassunzione gli eredi.

[Per chiarezza espositiva i due Medici chiamati a giudizio vengono individuati come Dott. C. e Dott. O.]

Preliminarmente, il Tribunale da atto che con il termine “responsabilità medica” ci si riferisce a tutte quelle azioni od omissioni che abbiano comportato un danno alla salute psico -fisica del paziente ad esempio a seguito di una condotta colposa (o dolosa) del medico curante, di una carenza strutturale della struttura sanitaria o, ancora, della mancanza del consenso informato del paziente medesimo.

Una delle problematiche più controverse discusse negli ultimi decenni è stata quella relativa alla qualificazione giuridica della responsabilità medica verso il paziente, con riferimento tanto al medico curante quanto alla struttura sanitaria interessata.

Principalmente, si è identificato se la responsabilità avesse natura contrattuale od extra -contrattuale, atteso che ciò comporta tutta una serie di differenziazioni sul piano sostanziale e processuale, ad esempio in ordine alla prescrizione (dieci anni nel primo caso, cinque nel secondo), nonché relativamente al riparto dell’onere della prova. La Legge 24/2017 Gelli-Bianco è stata rivoluzionaria e parzialmente risolutoria in tal senso.

Essa ha infatti distinto, all’articolo 7, commi 2 e 3, la responsabilità medica della struttura sanitaria rispetto a quella del medico operante presso la stessa: per la prima, la responsabilità avrà sempre natura contrattuale; per il secondo, extra -contrattuale.

Attraverso la diversa qualificazione circa la natura della responsabilità del medico operante, anche l ‘onere della prova ha subìto una diversa ripartizione.

Infatti, l’assunzione di un rapporto contrattuale diretto tra il medico strutturato ed il paziente (poiché questo è stato posto in essere tra il paziente e l’ente ospedaliero o la casa di cura), comporta l’applicazione dell’art. 2043 c.c., e non più del 1218 c.c.

In ragione dell’operatività della responsabilità aquiliana, non sarà allora sufficiente per il paziente allegare il mero inadempimento, ma sarà altresì tenuto a provare la colpa del medico ed il nesso causale.

La responsabilità contrattuale, di norma, si concretizza nel momento in cui il soggetto – creditore patisca un danno derivante dall’inadempimento. Così ragionando, non rileva che il danno sia ingiusto, in quanto “è la fonte contrattuale dell’obbligazione che conferisce rilevanza giuridica all’interesse regolato”.

Il fatto materiale, venendo integralmente assorbito dall’inadempimento, comporta – sotto il profilo probatorio – che il creditore debba dimostrare unicamente la causalità giuridica e la fonte del diritto di credito. Conseguentemente, l’inadempimento – coincidente con la causalità materiale – sarà solo oggetto di allegazione.

Ebbene, questo percorso argomentativo, secondo la Suprema Corte, non regge nel momento in cui la prestazione consista in un facere professionale, poiché “se l’interesse corrispondente alla prestazione è solo strumentale all’interesse primario del creditore, causalità e imputazione per inadempimento tornano a distinguersi anche sul piano funzionale e non solo su quello strutturale”.

Detto in altri termini, nelle prestazioni professionali sanitarie, l’allegazione dell’inadempimento non dimostra in re ipsa che lo stesso sia causa del danno patito, in quanto quest’ultimo potrebbe avere un’origine diversa dall’inadempimento medesimo. “

Ciò posto, dalla CTU Medico-Legale espletata emerge che: “il tracciato eseguito sulla persona mostra ritmo sinusale rapido a frequenza media 92 BPM ; mancata progressione dell’onda R con sopraslivellamento del tratto ST a tipo onda di lesioni in V1 -V4; rotazione oraria nelle precordiali . ….(….)..sembra ,tuttavia possibile dedurre , dopo attenta lettura delle cartelle cliniche che il paziente non avesse presentato particolari problemi di salute fino alla data del 22 giugno 2003 punto . A tale proposito ,nella anamnesi patologica remota raccolta dai medici dell’O spedale di Frosinone 22 giugno 2003 viene riportato “non si riferiscono patologie degne di note e il paziente non assume nessun farmaco”. Riguardo la verifica degli enzimi cardiaci e la troponina, sempre con riferimento all’accesso del 22 giugno 2003 il paziente era stato sottoposto a dosaggio della troponina fast con esito negativo. Tuttavia è noto che la troponina inizia ad aumentare dopo le prime ore dall’insorgenza dell’infarto miocardico come chiaramente indicato nel grafico allegato pertanto la corretta condotta medica impone di eseguire uno più prelievi a distanza (curva enzimatica) come prescritto dalle linee guida e dai protocolli di valutazione del dolore toracico vigente all’epoca degli eventi descritti ; era quindi indicato ripetere il prelievo a distanza di 4 -6 e di 8 -12 ore dal primo. Risulta ,in allegato alla cartella clinica dell’ospedale di Frosinone, l’esito di un prelievo ematico 25 giugno 2003 indicativo di movimento enzimatico valore in calo nei giorni successivi : nella relazione di consulenza tecnica penale si afferma previo confronto con i dati forniti dalla direzione sanitaria che tale prelievo è da riferire al pronto soccorso del 22 6 2003”.

Con riferimento all’accertamento della condotta professionale tenuta dal Dott. O., il CTU ha valutato se integri o meno gli estremi della colpa grave ,verificando ,in particolare , mediante consultazione delle cartelle cliniche redatte , gli esami dallo stesso disposti (i ECG esami ematici troponina, visita cardiologica) ,verificando altresì il successivo trattamento eseguito sul paziente e valutando la sola condotta del Medico in questione, nel precisare che la diagnosi “dolore toracico ischemiche” è una delle più frequenti ed è quindi alla portata di ogni professionista che operi in un dipartimento di emergenza, afferma che “il medico di Pronto Soccorso, che ha preso in carico il paziente, non ha seguito i protocolli valutativi del dolore toracico : 1) non ha tenuto in osservazione Il paziente (accettato con triage giallo -forma morbosa grave -e da considerare a rischio per sesso ed età ); 2) non ha effettuato il monitoraggio degli enzimi in miocardiospecifici ;3) non ha ripetuto il tracciato elettrocardiografico (che risultava chiaramente anomalo), in ciò discostandosi dalle regole di diligenza, prudenza e perizia che il caso concreto avrebbe richiesto di osservare”.

Ed ancora : “il paziente si era recato autonomamente al pronto soccorso e manifestava oltre alla precordialgia , sintomi di squilibrio emodinamico :avrebbe avuto elevate possibilità di rivascolarizzare rapidamente il miocardio ischemico riducendo l’area di necrosi qualora il medico di pronto soccorso avesse operato In conformità alle buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica.Il riconoscimento precoce nell’infarto avrebbe comportato il ricorso ad adeguata terapia riperfusiva con riduzione dell’area di necrosi e la appropriata terapia antitrombotica avrebbe evitato la trombosi dell’apice ventricolare sinistro e il conseguente ictus cardioembolico ” . Per quanto attiene i postumi residuati in termini di danno biologico di I.T.T. e ITP sulla base della documentazione esibita, a seguito della mancata diagnosi di infarto acuto del miocardio, il paziente ha riportato un danno composito rappresentato da aumento dell’area di necrosi miocardica con deterioramento della funzione contrattile ventricolare sinistra e trombosi dell’apice ventricolare sinistro ictus ischemico destro – emianopsia bilaterale , con la seguente valutazione : danno biologico 48% , I.T.T. 100% 15 giorni I.T.P.80 giorni”.

In relazione alle responsabilità dei singoli sanitari il CTU considera colposa la condotta professionale tenuta dal dott. O. del Pronto Soccorso per avere dimesso frettolosamente il paziente senza un adeguato periodo di osservazione clinica e senza completare gli accertamenti .

Per quanto riguarda la posizione del dott. C., riferisce il Consulente, “lo stesso ha visitato il paziente e refertato l’elettrocardiogramma all’ingresso; esistono due tracciati allegati agli atti di causa ,quello al quale lo specialista riferisce la consulenza del 22 6 2003 mostra la taratura dimezzata ;dato che può implicare una sottostima visiva del sopraslivellamento era comunque indicata la ripetizione dell ‘esame con taratura standard . Nell’elaborato definitivo si può ragionevolmente ritenere che il dott. C. abbia avuto sentore del problema clinico dal momento che è impostato correttamente il percorso diagnostico del dolore toracico prescrivendo il dosaggio della troponina sierica come da linee guida, ma il dottor C. non ha avuto modo di valutare il paziente dopo la risposta delle analisi dal momento che il paziente veniva dimesso subitaneamente”.

Ergo, il Tribunale ritiene accertata la responsabilità colposa del dott. O. nella causazione dell’evento per cui è causa per aver dimesso il paziente senza un adeguato periodo di osservazione clinica e senza completare gli accertamenti, mentre è meritevole di rigetto la domanda nei confronti del dott. C.

Venendo alla monetizzazione del danno, sulla base delle valutazioni del C.T.U. in 48 % di danno biologico, 15 g. di I.T.T. al 100% e 80 g. di I.T.P. al 50 % , viene quantificato l’importo di euro 377.878,00 per danno biologico 48% con personalizzazione massima, euro 1485,00 per I.T.T. 100%, 15 gg. , euro 3.960,00 per I.T.P. 80 gg. al 50 % , per un totale di euro 383.323,00.

Conclusivamente, il Tribunale accoglie la domanda degli attori svolta nei confronti del Dott. O. e della ASL di Frosinone e gli stessi vengono condannati in solido al pagamento in favore dell’attore della somma di euro 383.323,00, oltre interessi ed indennità da svalutazione monetaria dalla domanda al soddisfo.

A carico dei medesimi convenuti vengono poste le spese di CTU e le spese di lite liquidate in euro 20.000,00, oltre spese e accessori.

Avv. Emanuela Foligno

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