Sottoposta a impianto di protesi a entrambe i ginocchi è risultata eseguita in maniera errata quella dell’arto sinistro, tuttavia senza postumi permanenti (Tribunale di Teramo, Sentenza n. 457/2021 del 04/05/2021 RG n. 1942/2014)

La paziente conviene a giudizio l’Azienda Ospedaliera di Teramo onde vederla condannata al risarcimento di tutti i danni causati dall’errata esecuzione dell’intervento chirurgico di impianto di protesi.

Il Tribunale dispone CTU Medico-Legale che accerta la parziale fondatezza della domanda avanzata.

Il CTU ha ritenuto, relativamente all’intervento di artoscopia del menisco eseguito nel 2005 da parte dell’Ospedale di Teramo, che fosse stata corretta l’indicazione a tale tipo di chirurgia, come primo tentativo di risoluzione della sindrome dolorosa e dei blocchi funzionali lamentati. Precisando che, nonostante l’inefficacia dell’intervento artoscopico sul menisco ai fini dell’evoluzione in ginocchio artrosico, non vi furono errori nell’esecuzione di tale atto chirurgico. Ha concluso che le prestazioni professionali rese dai sanitari, in relazione all’intervento del 2005, possano ritenersi adeguate secondo le regole di diligenza, prudenza e perizia.

Invece, in ordine agli interventi di artroprotesi del ginocchio, il CTU non ha riscontrato alcun errore sia nella diagnosi, sia nella scelta di intervenire chirurgicamente nel trattamento della gonartrosi.

Esaminando i profili di responsabilità professionale relativamente al ginocchio destro, il Consulente ha ritenuto che “dalle immagini radiografiche non è possibile documentare una complicanza della protesi del ginocchio destro ovvero un errato intervento di posizionamento della protesi stessa”.

Accertato, dunque, che relativamente all’impianto della protesi a destra il CTU ha escluso l’esistenza di colpa medica.

Relativamente alla protesi del ginocchio sinistro, impiantata con identica metodica dallo stesso chirurgo ortopedico nell’ottobre 2007, il CTU ha riscontrato profili di responsabilità.

In particolare: “Le alterazioni dell’artroprotesi, costituite dalla mobilizzazione della protesi e dal cedimento mediale segnalate nella descrizione dell’intervento, sono prova della complicanza verificatasi a carico del ginocchio sinistro. Detta complicanza si verificò a causa del cedimento del comparimento mediale del ginocchio, come documentato in sede di reintervento, e determinò la mobilizzazione della protesi e la necessità di reintervento. E’ altamente probabile che nel corso dell’intervento di artroprotesi del ginocchio sinistro del 01 ottobre 2007 si verificò un errore medico di sottodimensionamento del piatto tibiale, ritenendo conseguentemente sussistente il nesso di causalità tra condotta dei sanitari e l’evento lesivo riportato dall’attrice”.

E’ da ritenersi sussistente, dunque, in ordine all’intervento chirurgico di protesizzazione del ginocchio sinistro eseguito nel mese di ottobre 2007, la responsabilità della struttura ospedaliera di Teramo nei confronti dell’attrice in virtù del rapporto contrattuale intercorso tra quest’ultima e l’ente convenuto.

Al riguardo il Tribunale ricorda che nella responsabilità da inadempimento l’attore ha l’onere di provare il titolo, il danno ed il nesso di causalità fra inadempimento e evento dannoso, mentre il convenuto ha l’onere di dimostrare di aver correttamente eseguito la prestazione o in alternativa che l’inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile.

L’attrice ha assolto al proprio onere indicando il titolo, il danno riportato a seguito dell’intervento di protesizzazione del ginocchio sinistro eseguito nel mese di ottobre 2007, così come documentato ed accertato dal CTU, nonché del nesso di causalità tra la condotta dei sanitari e l’evento lesivo subito.

Invece, la Struttura convenuta non ha fornito alcuna prova circa la sussistenza di elementi idonei ad escludere la propria responsabilità.

La sussistenza della responsabilità della Struttura, inoltre, non è superata dalla sottoscrizione da parte del paziente del consenso informato, poiché tale modulistica è destinata a fornire specifica informazione dei rischi e delle conseguenze indesiderate dell’intervento correttamente eseguito, ma non è idoneo a sopperire specifiche responsabilità od errori medici commessi.

Il CTU ha concluso : a) la invalidità temporanea è pari a complessivi 90 giorni di cui giorni 60 a totale e giorni 30 a parziale, di talchè il Tribunale liquida l’importo di euro 2.849,40 a titolo di invalidità assoluta ed euro 712,50 a titolo di invalidità parziale.

Inoltre, osserva il Tribunale, “poiché l’illecito civile integra gli estremi del reato di cui all’art. 590 cp (e comunque, anche a prescindere dall’esistenza di reato, trattasi di illecito che ha leso interessi della persona di rango costituzionale e, quindi, obbliga l’offensore al ristoro del danno morale) spetta all’attrice il risarcimento di quell’aspetto del danno non patrimoniale rappresentato dalla sofferenza morale patita. Il danno morale, secondo i più recenti orientamenti giurisprudenziali, è risarcibile anche nelle ipotesi di responsabilità per colpa presunta e responsabilità oggettiva”.

Considerata la natura del fatto che ha comportato per l’attrice, oltre alla sofferenza morale, una seconda anestesia con i rischi ad essa collegati, viene ritenuto equo liquidare tale danno ex art. 1226 cc, nella misura di euro 10.000,00 attuali.

Invece, a titolo di danno patrimoniale, vengono risarcite le spese sostenute ammontanti a euro 2.173,62.

In considerazione del parziale accoglimento della domanda attrice, fortemente ridimenzionata nel quantum con la reiezione del danno permanente alla persona, non riconosciuto dal CTU, le spese di lite vengono integralmente compensate tra le parti.

Le spese di CTU vengono poste integralmente a carico della parte convenuta.

In conclusione, il Tribunale di Teramo, accoglie parzialmente la domanda e dichiara la responsabilità contrattuale dell’AUSL di Teramo per i danni cagionati all’attrice a seguito del solo intervento chirurgico di protesizzazione del ginocchio sinistro eseguito nel 2007 e la condanna al risarcimento della complessiva somma di euro 15.735,52, oltre lucro cessante e interessi al tasso legale a far data dalla pubblicazione della sentenza; compensa integralmente tra le parti le spese di giudizio; pone le spese di CTU definitivamente a carico di parte convenuta.

Avv. Emanuela Foligno

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