L’errore materiale della sentenza, colmabile con la normale diligenza professionale, non costituisce ipotesi di caso fortuito o forza maggiore idonea a legittimare la restituzione nel termine per impugnare

La vicenda

Il Tribunale di Caltanissetta respingeva la richiesta di rimessione in termini avanzata dal difensore dell’imputato, osservando che l’errore materiale nella indicazione della data di sottoscrizione della sentenza era evidente e che la data del deposito era chiara e corretta per cui il ricorrente ben avrebbe potuto individuare l’esatto dies a quo per il conteggio dei giorni per l’impugnazione.

La Sesta Sezione Penale della Cassazione (sentenza n. 39117/2019) ha confermato la decisione del giudice siciliano, rilevando che, nel caso in esame, “la normale diligenza tecnica del difensore avrebbe consentito – stante la chiara indicazione della data di deposito del provvedimento e la indicazione della esatta data della decisione nella sua prima pagina – di rendersi conto dell’errore materiale e di effettuare una tempestiva impugnazione”.

A ciò aggiungendo che “l’inesatto adempimento della prestazione professionale da parte del difensore di fiducia, a qualsiasi causa ascrivibile, non è idoneo a realizzare le ipotesi di caso fortuito o forza maggiore – che si concretano in forze impeditive non altrimenti vincibili – le quali legittimano la restituzione nel termine, poiché consistono in una falsa rappresentazione della realtà, superabile mediante la normale diligenza ed attenzione; nè può essere esclusa la sussistenza di un onere dell’assistito di vigilare sull’esatta osservanza dell’incarico conferito, nei casi in cui il controllo sull’adempimento defensionale non sia impedito al comune cittadino da un complesso quadro normativo” (Sez. 2, n. 48737 del 21/07/2016; Sez. 6, n. 3631 del 20/12/2016; Sez. 2, n. 16066 del 02/04/2015).

Il ricorso è stato perciò rigettato, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

La redazione giuridica

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