Gli studenti sono stati riammessi alla frequenza dei corsi della Facoltà di medicina e chirurgia dal Consiglio di Stato. Zaia: pasticcio all’italiana; la necessità di medici nelle nostre corsie è una priorità che certamente non è risolta dal numero chiuso

Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso di 250 studenti, riammessi alla frequenza della facoltà di medicina e chirurgia, dopo essere stati esclusi nel test d’ingresso dello scorso anno.

La decisione si fonda sul fatto che, per l’anno accademico 2019/2020, il ministero ha aumentato di 1600 i posti disponibili. Tale aumento, secondo i Giudici della Corte, non sarebbe soltanto indice del sottodimensionamento dei posti sin qui disponibili nell’offerta formativa, “ma sembra anche più aderente ai prevedibili fabbisogni sanitari futuri”.

La sentenza del Consiglio di Stato riapre, quindi, la polemica legata al numero chiuso per l’accesso alla Facoltà di medicina e chirurgia.

Per il Governatore del Veneto, Luca Zaia, si tratta della “conferma dell’ennesimo pasticcio all’italiana in cui quello che aveva la pretesa di essere un grande progetto di selezione si traduce in una contestazione legale e una marea di scartoffie”.

A farne le spese – sottolinea Zaia – sono “gli organici dei nostri ospedali in attesa di professionisti che non riusciamo a reclutare”.

“Questa vicenda – aggiunge ancora il Presidente regionale – è la dimostrazione di quello che insisto col sostenere ormai da tempo. Non ha alcun senso selezionare ragazzi con i test d’ammissione. Una prova mirata alla conoscenza di nozioni generali non può individuare un valido sanitario alla conclusione delle superiori; è giusto lasciare l’opportunità di frequentare il corso di studi a tutti i giovani che aspirano a questa professione. I veri medici, infatti, si selezionano sul campo. La necessità di medici nelle nostre corsie è una priorità che certamente non è risolta dal numero chiuso”.

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