Facebook lancia un servizio di fact checking su informazioni riguardanti il nuovo Coronavirus segnalate direttamente dagli utenti

Un nuovo servizio di fact-checking su WhatsApp relativo a notizie e informazioni riguardanti il nuovo coronavirus. E’ la proposta lanciata da Facebook e inserita dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni all’interno del monitoraggio delle iniziative di auto-regolamentazione delle piattaforme on-line volte a contrastare la disinformazione sulle tematiche Covid-19.

Il progetto si basa su un autonomo accordo tra Facebook e un fact-checker indipendente, selezionato dalla piattaforma e già partner del Facebook Third-Party Fact-Checking Program e membro dell’International Fact Checking Network di Poynter. Il Fact-checker selezionato da Facebook è ‘Pagella Politica’, che opererà attraverso un progetto ad hoc denominato ‘Facta’.

Dotato di un profilo WhatsApp e di una numerazione dedicata (+393456022504), Pagella politica/Facta riceverà le segnalazioni da parte di quegli utenti della piattaforma che vorranno sottoporre contenuti alla verifica di autenticità, assumendosi la responsabilità sulla valutazione del contenuto e sui criteri adottati a tal fine.

In sostanza un utente che riceve un’informazione o un contenuto dedicato alla tematica Covid-19 potrà inoltrarlo per una verifica al numero WhatsApp dedicato: il fact checker invierà una notifica all’utente che ha trasmesso la richiesta e, in caso si tratti di una notizia falsa, pubblicherà il risultato dell’analisi sul sito web.

Facta, inoltre, aggiornerà costantemente la piattaforma WhatsApp sulle informazioni verificate sul Covid-19 e, agli utenti che lo richiederanno, invierà un messaggio sul resoconto giornaliero delle analisi effettuate e pubblicate sul sito.

L’AGCOM, nell’esprimere apprezzamento per la sperimentazione annunciata, in ragione della circostanza che servizi di messaggistica quali WhatsApp sono stati recentemente veicoli di disinformazione sul tema coronavirus, si riserva il monitoraggio dell’attività per gli aspetti di propria competenza, ivi inclusi quelli relativi all’utilizzo dei dati e all’efficacia della misura nel contrastare la disinformazione.

Secondo l’Autorità, questo progetto pilota, compatibilmente con le prescrizioni del Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), potrebbe rappresentare una best practice in quanto l’iniziativa sull’approfondimento della veridicità di una notizia o di un contenuto, avviene in modalità volontaria e rispettosa delle garanzie di libertà di accesso alle informazioni e ai contenuti da parte degli utenti.

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