Fra i casi in cui il lavoratore può assentarsi dal proprio domicilio durante le c.d. fasce di reperibilità, figura quello della necessità di eseguire un’altra visita medica o un accertamento specialistico, purché sia dimostrata l’impossibilità di effettuare tali visite in orario diverso

La vicenda

La società datrice di lavoro aveva agito in giudizio al fine di sentir pronunciare la legittimità della sanzione disciplinare inflitta ad un proprio lavoratore, a fronte dell’assenza alla visita medica di controllo effettuata dal medico incaricato dall’Inps presso il suo domicilio durante le fasce di reperibilità.

Il lavoratore si era assentato dal servizio per malattia. Contestatagli l’assenza dal domicilio in occasione della visita fiscale, il dipendente aveva inviato una lettera raccomandata sia all’Inps che alla società datrice affermando (mediante documentazione) di essersi sottoposto, in quel giorno, ad un accertamento diagnostico eseguito presso uno studio radiologico.

Successivamente ascoltato in sede di audizione personale ai sensi dell’art. 7 della L. 300/70 confermava quanto dedotto; ciononostante, la sanzione veniva confermata.

Seguiva, pertanto, l’impugnazione della misura da parte del lavoratore e il processo dinanzi al giudice del Lavoro del Tribunale di Bari. In questa sede la società aveva chiesto di accertarsi la legittimità della sanzione inflitta.

Ebbene, il Tribunale di Bari (sentenza n. 837/2020) investito della questione, ha evidenziato che ai sensi dell’art. 41 punto VIII del CCNL di riferimento “il lavoratore assente per malattia è tenuto fin dal primo giorno di assenza dal lavoro a trovarsi nel domicilio comunicato al datore di lavoro, in ciascun giorno, anche se domenicale o festivo, dalle ore 10 alle 12 e dalle ore 17 alle 19!”.

Il lavoratore, che durante le fasce di reperibilità debba assentarsi dal proprio domicilio per visite, prestazioni o accertamenti specialistici o per altri giustificati motivi, è tenuto a darne preventiva comunicazione alla Società.

Nel caso di specie, era pacifico che il dipendente non avesse comunicato preventivamente alla società la necessità di allontanarsi dal domicilio la mattina in cui era stato eseguita la visita medica.

Al riguardo, egli aveva allegato una copia della foto del display del proprio cellulare inerente ai tentativi effettuati per comunicare con il proprio ufficio, sostenendo di non essere riuscito a contattare nessuno in azienda prima di allontanarsi dal proprio domicilio.

Tale ricostruzione è stata ritenuta poco verosimile, posto che nella prima lettera di giustificazione successiva alla contestazione disciplinare, egli non aveva atto alcun riferimento ai presunti tentativi di mettersi in contatto con l’ufficio; oltre che non plausibile, poiché le foto del cellulare erano assolutamente illeggibili e inidonee a dimostrare l’assunto.

Il Tribunale pugliese ha pertanto ritenuto certo che il dipendente avesse violato l’art. 41 punto VIII del CCNL (“Il lavoratore, che durante tali fasce orarie debba assentarsi dal proprio domicilio per visite, prestazioni o accertamenti specialistici o per altri giustificati motivi, è tenuto a darne preventiva comunicazione alla Società”).

Del resto, egli non aveva neppure dedotto che l’accertamento diagnostico cui si era sottoposto avesse avuto carattere di urgenza o indifferibilità, tanto da rendere impossibile la preventiva comunicazione.

Assenza alla visita di controllo: cause di giustificazione o obbligo di comunicazione

Al riguardo, la giurisprudenza ha elaborato il principio secondo cui il dipendente ha l’onere di comunicare al datore e all’organo di controllo la propria assenza, salvo l’impossibilità di avvisare della repentina uscita di casa (Cass. Sez. L., sentenza n. 3294 del 19/02/2016; in senso conforme, Cass. Sez. L., n. 19668 del 22/07/2019).

In particolare, fra i casi in cui il lavoratore può assentarsi dal proprio domicilio durante le c.d. fasce di reperibilità, figura quello della necessità di eseguire un’altra visita medica o un accertamento specialistico: “l’assenza alla visita di controllo, per non essere sanzionata dalla perdita del trattamento economico di malattia ai sensi dell’art. 5, comma 14, del d.l. n. 463 del 1983, convertito nella legge n. 638 del 1983, può essere giustificata oltre che dal caso di forza maggiore, da ogni situazione, la quale, ancorché non insuperabile e nemmeno tale da determinare, ove non osservata, la lesione di beni primari, abbia reso indifferibile altrove la presenza personale dell’assicurato, come la concomitanza di visite mediche, prestazioni sanitarie o accertamenti specialistici, purché il lavoratore dimostri l’impossibilità di effettuare tali visite in orario diverso da quello corrispondente alle fasce orarie di reperibilità” (Cassazione, Sez. L., Sentenza n. 8544 del 22/06/2001, Cassazione Sez. L., Sentenza n. 3921 del 20/02/2007).

Nella fattispecie in esame non era stata ravvisata alcuna “cogente situazione di necessità” che avesse reso indifferibile la presenza del lavoratore in luogo diverso dal proprio domicilio durante le fasce orarie di reperibilità (Cassazione, sez. L., Sentenza n. 24492 del 01/10/2019).

La decisione

Come premesso, infatti, il lavoratore non aveva in alcun modo dimostrato l’indifferibilità e l’urgenza dell’esame svolto, né aveva provato che l’esame in questione non avrebbe potuto svolgersi in altro orario o che fosse reso necessario dalle proprie condizioni di salute come, per esempio, da un improvviso aggravamento delle stesse.

Anzi, la prescrizione del medico, relativa a una risonanza magnetica per il ginocchio destro, attestava la natura di mero “controllo” dell’accertamento richiesto, dovuto a “esiti algici di trauma distorsivo”: come è evidente, non si trattava di un esame indifferibile, né dalla sintomatologia descritta nel certificato medico si evinceva la particolare urgenza dell’accertamento.

Ed in ogni caso, il lavoratore non aveva neppure dimostrato l’impossibilità di fornire la preventiva comunicazione alla società.

Per tutte queste ragioni, la domanda proposta dalla società è stata accolta, con accertamento della legittimità della sanzione.

La redazione giuridica

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