Il Tribunale di Rimini ha disposto il versamento di un contributo di mantenimento, nella misura di 450,00 euro mensili a carico del padre, nei confronti del figlio secondogenito, maggiorenne, ma gravemente depresso

La vicenda

Il ricorrente si rivolgeva al Tribunale di Rimini al fine si sentir pronunciare la cessazione degli effetti civili del matrimonio contratto con l’ex coniuge; a tal proposito, chiedeva, la modifica delle condizioni economiche stabilite in sede di separazione, nel senso di escludere ogni contribuzione in favore della moglie e del figlio maggiore, mantenendo invece, inalterato il contributo al mantenimento del secondogenito.

A sostegno della richiesta di modifica delle statuizioni economiche precedentemente pattuite, il ricorrente adduceva il fatto che la moglie, disoccupata all’epoca della separazione, avesse trovato impiego come bidella, e che, nel frattempo, egli fosse divenuto padre di una bambina avuta dalla nuova compagna, cosicché parte delle sue risorse economiche erano necessariamente rivolte anche alla cura di quest’ultima.

L’ex moglie si costituiva in giudizio chiedendo il versamento di un assegno divorzile mensile del valore di 240,00 euro per sé, nonché un contributo al mantenimento del figlio secondogenito di 450,00 euro e un assegno mensile di 355,27 euro per il maggiore, nonché il rimborso del 50% delle spese straordinarie sostenute per questi ultimi; oltre all’assegnazione della casa coniugale con tutti gli arredi.

Pronunciata con sentenza parziale la cessazione degli effetti civili del matrimonio, la causa veniva rimessa in istruttoria relativamente alle domande di natura economica.

Quanto al contributo di mantenimento della prole, il Tribunale di Rimini (sentenza n. 559/2019) ha rilevato che entrambi i figli erano ormai maggiorenni e vivevano con la madre. Il primo risultava impiegato in un’attività di volontariato di assistenza di invalidi civili ed anziani, dalla quale percepiva un rimborso spese. Terminati gli studi con diploma di operatore dell’autoriparazione, il ragazzo aveva svolto una serie di attività lavorative, che benchè cessate, dimostravano – a detta del giudicante – il suo ingresso definitivo nel mondo del lavoro e che, indipendentemente, dalla qualificazione giuridica e dalla regolarizzazione del rapporto, gli attribuivano un normale stipendio e dunque, l’indipendenza economica, così da escludere l’obbligo di mantenimento in capo al padre.

Il secondogenito era, invece, affetto da gravissimi disturbi di tipo alimentare, depressione e comportamento psicotico, patologie richiedenti un’assistenza costante, che gli impedivano di rendersi economicamente indipendente, sicché il Tribunale ha disposto, per quest’ultimo, il diritto ad un assegno mensile a carico del padre, da versare tramite l’ex coniuge, in quanto genitore collocatario.

Ebbene, al fine di determinare la misura del contributo in favore di quest’ultimo, il Collegio giudicante ha fatto applicazione delle regole imposte dal codice civile (art. 337 ter c.c.) che prescrivono di procedere preliminarmente all’esame della diversa situazione economica e reddituale delle parti, dovendo poi, ciascun genitore provvedere al mantenimento dei figli in misura proporzionale al reddito.

Dall’istruttoria era emerso che il ricorrente percepisse uno stipendio di circa 2.900,00 euro mensili, mentre la moglie, impiegata come bidella, di 1.300,00 euro circa al mese.

Ebbene, valutati i dati forniti dalla parti e considerata, da una parte la sperequazione tra i rispettivi redditi e, all’altra il fatto che il ricorrente fosse onerato del mantenimento di una nuova figlia, considerate anche le esigenze del figlio secondogenito, “certamente accresciutesi rispetto all’epoca della separazione, in ragione dell’età e del progredire della malattia che lo affliggeva”, il giudice ha stimato come equo un contributo al mantenimento di quest’ultimo nella misura di 450,00 euro oltre al 50% delle spese straordinarie sostenute in suo favore.

L’assegno divorzile all’ex coniuge

All’ex coniuge, è stato invece, riconosciuto un assegno divorzile di 200,00 euro mensili, affinchè riequilibrasse la complessiva situazione economica e personale della parti, realizzando in tal modo, la finalità solidaristica che gli è propria e valorizzando l’apporto fornito da quest’ultima al tenore di vita della famiglia e all’accudimento dei figli.

Ai fini della determinazione dell’an e del quantum, il Collegio ha preso in considerazione il c.d. criterio assistenziale-compensativo, alla stregua del quale l’inadeguatezza dei mezzi del coniuge non è assunta come parametro assoluto, ma piuttosto è calata nell’effettività della concreta situazione familiare, anche in relazione alle aspettative derivanti dal contributo di ciascun coniuge al patrimonio comune della famiglia, ormai disgregata.

La redazione giuridica

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1 commento

  1. Salve sono un ‘invalida civile al 75% sono separata e abito con mia madre ma non andiamo proprio d’accordo potrei andarmene di casa ed essere mantenuto da lei o da mio fratello?? Premetto che non sto lavorando in quanto ho forti difficoltà a muovermi

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