La diagnosi tempestiva, la terapia medica, il trasferimento d’urgenza e due interventi chirurgici hanno consentito di strappare alla morte un neonato affetto da una grave cardiopatia congenita

Salvo grazie alla bravura delle equipe medico-sanitarie di due ospedali pubblici dell’Emilia-Romagna, quello di Piacenza e il Sant’Orsola di Bologna , alla tempestività della diagnosi e degli interventi chirurgici, oltre che alla capacità di fare rete. E’ la storia a lieto fine di un bimbo venuto al mondo qualche settimana fa e affetto da una grave cardiopatia che avrebbe potuto portarlo in poco tempo alla morte.

Il piccolo è nato spontaneamente all’ospedale di Piacenza con un peso di 3,7 kg, al termine di una gravidanza regolare. Se non gli fosse stata fatta una diagnosi in soli 30 minuti dal parto e se non fosse stato immediatamente messo in terapia medica, con l’organizzazione di un trasporto d’urgenza al Policlinico di Sant’Orsola, probabilmente non sarebbe sopravvissuto.

Pochi minuti dopo la nascita, l’ostetrica ha notato il colorito non proprio roseo del bambino.

Quindi è scattata la prima allerta: il neonato è stato subito affidato alle infermiere pediatriche e trasferito in Patologia neonatale, per i primi accertamenti. Il personale medico e infermieristico ha immediatamente escluso che la cianosi (colorito bluastro) dipendesse da un problema polmonare e quindi l’indagine si è focalizzata sul cuore. Un’ecocardiografia doppler, eseguita in urgenza dai cardiologi pediatri del reparto di Pediatria e Neonatologia, ha permesso di avere una diagnosi tempestiva e molto seria: trasposizione delle grandi arterie.

“Si tratta di una rara e grave cardiopatia congenita – spiega il dottor Giacomo Biasucci, direttore del dipartimento Materno infantile dell’Azienda USL di Piacenza – che colpisce 2-3 su 10.000 nati vivi. Nei neonati con questa cardiopatia le due grosse arterie che portano il sangue fuori dal cuore sono invertite; l’aorta invece di nascere dal ventricolo sinistro nasce dal ventricolo destro, viceversa l’arteria polmonare nasce dal ventricolo sinistro. La circolazione del sangue in questi casi è in parallelo, pertanto il sangue ossigenato circola solo nei polmoni, mentre nel resto del corpo circola solo sangue poco ossigenato. Se non fossimo intervenuti in brevissimo tempo, il piccolo poteva morire”.

Grazie all’esperienza dell’equipe di cardiologi pediatri e infermieri della Patologia neonatale, il bambino è stato messo subito in terapia medica.

Sono state effettuate le misure necessarie per stabilizzare la situazione e per far arrivare più sangue ossigenato agli organi essenziali come cervello, reni e cuore. Nel frattempo, l’ospedale si è attivato per organizzare il trasferimento a Bologna.

Qui, a poche ore dalla sua nascita – spiega il professor Gaetano Gargiulo, direttore della Chirurgia Pediatrica e dell’Età evolutiva del Policlinico di Sant’Orsola – è stato sottoposto a un primo intervento (settostomia di Rashkind) e, nei giorni successivi, a una seconda e più complessa operazione definitiva per riposizionare le grandi arterie (aorta e polmonare). Oggi, a qualche settimana di vita, le sue condizioni sono buone e il piccolo può a buon diritto aspirare ad una vita normale senza particolari contrindicazioni.

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