A rischio la salute delle donne, a causa delle norme che consentono l’obiezione di coscienza e comporterebbero eccessivo carico sui medici non obiettori

Ancora troppe difficoltà in Italia per le donne nell’accesso all’interruzione di gravidanza, nonostante la legge 194: secondo il Consiglio d’Europa, che si è pronunciato su un ricorso che è stato presentato dalla Cgil nel 2013, le norme sull’aborto che permettono l’obiezione di coscienza comporterebbero un carico eccessivo di lavoro sui medici non obiettori.

Questa situazione risulterebbe discriminatoria per medici e personale medico che non ha optato per l’obiezione di coscienza, che sarebbero vittime di “diversi tipi di svantaggi lavorativi diretti e indiretti”.

Inoltre, sempre secondo il Consiglio d’Europa, si metterebbe a rischio la salute delle donne, come spiegato nelle conclusioni del testo con cui si dichiara ammissibile il ricorso della Cgil alla Corte: “Le donne che cercano accesso ai servizi di aborto continuano ad avere di fronte una sostanziale difficoltà nell’ottenere l’accesso a tali servizi nella pratica, nonostante quanto è previsto dalla legge “.

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