La singolare vicenda concerne il basamento del pilone di un viadotto collocato in maniera sporgente, non debitamente segnalato e parzialmente coperto dalla vegetazione (Tribunale di Terni, Sentenza n. n. 708/2021 del 02/09/2021-RG n. 266/2019)

Con atto di citazione il Comune di Terni conveniva in giudizio il danneggiato e l’Anas S.P.A., proponendo appello avverso la sentenza n. 550/2018 del Giudice di Pace di Terni, depositata il 09.0 5.2018, con la quale era stata accolta la domanda proposta nei suoi confronti dal danneggiato per il risarcimento dei danni patrimoniali – determinati in complessivi euro 5.000,00 subiti in occasione del sinistro occorso all’autovettura Opel Zafira verificatosi in data 18.07.2014 alle ore 13.40 circa in Terni, Strada Val di Serra, in prossimità dell’immissione nella Strada di Bolzello a causa di una insidia stradale.

Il Comune censura la decisione del Giudice di Pace per i seguenti motivi: “Erroneità del decisum per violazione e/o falsa applicazione degli artt. 99 e 112 c.p.c., dell’art. 2051 c.c. dell’art. 2043 c.c. e dell’art 2697 riguardo l’onere della prova”.

Nello specifico il Comune lamenta la omessa valutazione della condotta colposa del conducente della Opel – avuto riguardo, in particolare, al fatto che lo stesso, in pieno giorno e con massima visibilità, aveva impiegato la curva spingendosi in un punto esterno alla carreggiata anziché percorrerla secondo il suo naturale andamento, asseritamente in ragione del sopravvenire di altro mezzo – quale caso fortuito interruttivo del nesso causale; erronea individuazione del responsabile nel Comune anziché nell’A.N.A.S. S.P.A., proprietaria del basamento del pilone di sostegno del viadotto responsabile del restringimento della carreggiata per il non idoneo posizionamento del pilone stesso; 1/b) difetto dei necessari riscontri probatori in merito ai danni allegati dall’attore, ivi incluso quello per il “fermo tecnico”.

Il Comune appellante chiedeva quindi l’integrale riforma della sentenza impugnata, con rigetto della domanda attorea e vittoria di spese del doppio grado di giudizio.

L’automobilista eccepisce: 1) che la CTU espletata in primo grado – non contestata dai convenuti e/o dai loro consulenti tecnici di parte – aveva sconfessato e contraddetto le tesi difensive di entrambi i convenuti, appurando: a) che il basamento del pilone del viadotto, collocato nella semicarreggiata correttamente percorsa dal veicolo attoreo e completamente coperto da vegetazione spontanea (che impediva di percepire la non coincidenza del medesimo basamento, per circa mt 0,50 di larghezza e per un’altezza di circa mt 0,24, con la sagoma verticale del pilastro in cemento visibile agli automobilisti), apparteneva all’Anas, ma la sede stradale sulla quale insisteva il basamento era di proprietà del Comune ; b) che i danni riportati dal veicolo erano compatibili con la dinamica del sinistro; 2) che non sussisteva alcun concorso di colpa della conducente, avendo correttamente percorso la curva all’interno della corsia di pertinenza (la cui carreggiata non era in alcun modo individuata con relative linee di margine) e in prossimità del margine destro della stessa, senza debordare oltre la sede viaria.

Si costituisce in giudizio l’Anas chiedendo il rigetto dell’appello proposto dal Comune di Terni atteso che la CTU espletata in primo grado aveva individuato proprio il Comune come proprietario della strada sul la quale era avvenuto l’incidente, precisando che il basamento del pilone si trovava all’interno della fascia di pertinenza di tale strada (essendo quindi inglobato nella stessa) e che, pertanto, spettava al Comune (che aveva infatti in precedenza segnalato l’insidia con un delineatore, poi divelto nelle more in occasione di altro sinistro) svolgere le necessarie attività di manutenzione e di segnalazione dell’ostacolo.

Il Tribunale, in funzione di Giudice d’appello, non ritiene il gravame fondato.

Quanto alla dedotta sussistenza di una condotta colposa del conducente dell’autovettura, tale da integrare il caso fortuito interruttivo del nesso causale ai sensi dell’art. 2051 c.c., è condivisibile la valutazione del Giudice di prime cure secondo cui “il Comune convenuto in giudizio quale proprietario e custode della strada non ha dato prova del fatto che tale incidente si possa essere verificato per caso fortuito o per comportamento imprudente del conducente dell’autovettura”.

Ad ogni modo, il comportamento attribuito in primo grado dai convenuti al conducente dell’autovettura – consistito nell’avere affrontato l’immissione nella Strada di Bolzello tagliando la curva anziché percorrerla secondo il suo naturale andamento – appare, già in punto di allegazione, inidoneo ad integrare gli estremi della condotta anomala e colposa tale da interrompere il nesso eziologico tra il fatto e l’evento dannoso, stante il principio in base al quale l’interruzione del nesso causale deve essere esclusa quando il comportamento del danneggiato costituisca un ‘evenienza ragionevole o accettabile secondo un criterio probabilistico di regolarità causale.

Difatti, tenuto conto anche della mancanza di una linea di margine a delimitazione esterna della carreggiata, era del tutto prevedibile che qualche automobilista potesse (anche in ragione del fisiologico sopraggiungere di altre autovetture), affrontare la curva in prossimità del pilone di sostegno del viadotto nella sua conformazione visibile dalla strada di provenienza, senza porre in essere per ciò solo una condotta connotata da negligenza o imprudenza, per cui era obbligo del Comune predisporre un’adeguata segnalazione della peculiare conformazione del basamento del pilone (più largo di circa 50 cm rispetto alla restante parte del pilone medesimo) e rimuovere in tempi ragionevoli la vegetazione formatasi dinanzi a tale basamento.

Per tale ragione, viene esclusa qualsiasi responsabilità dell’A.N.A.S., e confermata la valutazione del Giudice di Pace secondo cui l’obbligo della manutenzione e dell’apposizione di idonea segnaletica sulla strada in cui è avvenuto il sinistro incombeva sul Comune.

La responsabilità di cui all’art. 2051 c.c. postula la sussistenza di un rapporto di custodia della cosa, ossia una relazione di fatto tra un soggetto e la cosa stessa, tale da consentire il potere di controllarla, di eliminare le situazioni di pericolo che siano insorte e di escludere i terzi dal contatto con la cosa.

Solo il Comune di Terni aveva il potere/dovere, anche ai sensi dell ‘art. 14 d.lgs. 285/92 , di eliminare la situazione di pericolo e di evitare l’impatto di automobili contro il basamento del pilone di sostegno del viadotto, provvedendo alla rimozione della vegetazione formatasi sulla strada che ne impediva la visibilità e apponendo prima dell’incrocio un’idonea segnalazione dell’insidia stradale.

Ciò posto, riguardo i danni subiti dal veicolo Opel, la doglianza del Comune è inammissibile in quanto carente del requisito di specificità di cui all’art. 342 c.p.c..

L’appellante deve porre il Giudice in condizioni di comprendere con chiarezza il contenuto e il fondamento delle censure proposte, che devono tradursi in una critica adeguata e specifica della decisione impugnata tale da consentire di percepire con certezza il contenuto delle censure medesime in riferimento alle statuizioni adottate dal primo Giudice.

Invero, il Comune non ha esposto le ragioni per le quali il danno stimato del veicolo sarebbe esorbitante, né ha formulato alcuna censura alle risultanze della CTU a cui il Giudice di Pace ha aderito.

Ed ancora, riguardo il danno da fermo tecnico liquidato in euro 100,00, la decisione del primo Giudice risulta allineata all’orientamento giurisprudenziale secondo il quale “il danno patito dal proprietario di un autoveicolo a causa dell ‘impossibilità di utilizzarlo durante il tempo necessario alla sua riparazione, può essere liquidato anche in assenza di una prova specifica, rilevando a tal fine la sola circostanza che il danneggiato sia stato privato del veicolo per un certo tempo, anche a prescindere dall ‘uso effettivo a cui esso era destinato , atteso che l’autoveicolo, anche durante la sosta forzata , è di per sé una fonte di spesa per il proprietario (tenuto a sostenere gli oneri per la tassa di circolazione e il premio di assicurazione) ed è altresì soggetto a un naturale”.

In conclusione, il Tribunale di Terni, in funzione di Giudice d’appello, rigetta l’appello proposto dal Comune di Terni e lo condanna alla rifusione in favore dell’automobilista delle spese di giudizio liquidate in euro 1.863,00, oltre spese e accessori; rigetta l’appello incidentale e condanna il proponente alla rifusione in favore di Anas delle spese processuali liquidate in euro 1.863,00 , oltre spese e accessori.

Infine, viene dato atto che sussistono nei confronti del Comune di Terni i presupposti per l’applicazione dell’art. 13, co. 1 -quater , D.P.R. 115/02.

Avv. Emanuela Foligno

Sei stato coinvolto in un incidente stradale? hai subito un danno fisico o perso un congiunto e vuoi ottenere il massimo risarcimento danni? Clicca qui

Leggi anche:

Lesioni causate da omessa custodia della strada e nesso causale

- Annuncio pubblicitario -

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui