Negato il risarcimento ai parenti di un uomo morto in un incidente stradale ma ritenuto colpevole in toto del sinistro

“Qualora – con valutazione di fatto insindacabile in sede di legittimità – un evento dannoso sia stato ritenuto causalmente ascrivibile anche alla condotta colposa del danneggiato, non rileva, quale evenienza non impedita o al fine di una diversa quantificazione risarcitoria, la minore entità del danno che sarebbe dipesa da una serie causale alternativa a quella verificatasi in concreto, quale un minore o assente grado di colpa in capo al responsabile”. Lo ha chiarito la Suprema Corte di Cassazione nell’ordinanza n. 12996/2020 respingendo il ricorso presentato dai congiunti di un uomo deceduto in un incidente stradale nell’ambito di una causa intentata nei confronti di Autostrade per l’Italia.

L’automobilista, alla guida di un veicolo di sua proprietà, era uscito di strada mentre stava sorpassando un’altra vettura. Per i giudici del merito, il sinistro era ascrivibile esclusivamente alla colpa del conducente stesso, non sussistendo alcuna responsabilità della convenuta, come dedotto dai parenti della vittima, i quali lamentavano la mancanza di un idoneo guard-rail sul tratto autostradale.

I Giudici Ermellini hanno ritenuto di aderire alla decisione della Corte di appello.

Il Collegio distrettuale, infatti, sulla base della consulenza tecnica di ufficio svolta nella fase delle indagini preliminari eseguite dalla Procura, aveva adeguatamente ritenuto che da un lato la condotta dell’autovettura sorpassata non fosse stata concausa dello sbandamento di quella della vittima e, dall’altro, che, la condotta di guida imprudente dell’uomo – che in fase di sorpasso aveva effettuato una repentina manovra di rientro, del tutto ingiustificata date le condizioni di tempo e di luogo – fosse stata da sola causa efficiente dello sbandamento e dell’uscita di strada, cosicché la mancanza di idoneo guard-rail non era in ogni caso concausa dell’evento.

Il Giudice di secondo grado aveva fatto dunque corretta applicazione della giurisprudenza di legittimità in base alla quale “in tema di responsabilità civile per danni da cose in custodia, la condotta del danneggiato, che entri in interazione con la cosa, si atteggia diversamente a seconda del grado di incidenza causale sull’evento dannoso, in applicazione – anche ufficiosa – dell’art. 1227, comma 1, cod. civ., richiedendo una valutazione che tenga conto del dovere generale di ragionevole cautela, riconducibile al principio di solidarietà cipresso dall’art. 2 Cost., sicché, quanto più la situazione di possibile danno è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l’adozione da parte del danneggiato delle cautele normalmente attese e prevedibili in rapporto alle circostanze, tanto più incidente deve considerarsi l’efficienza causale del comportamento imprudente del medesimo nel dinamismo causale del danno, fino a rendere possibile che detto comportamento interrompa il nesso eziologico tra fatto ed evento dannoso, quando sia da escludere che lo stesso comportamento costituisca un’evenienza ragionevole o accettabile secondo un criterio probabilistico di regolarità causale, connotandosi, invece, per l’esclusiva efficienza causale nella produzione del sinistro”.

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