Respinto il ricorso di una automobilista accusata di aver provocato un incidente stradale che contestava la tempistica di effettuazione dell’accertamento del tasso alcolemico

Con la sentenza n. 36795/2020 la Cassazione si è pronunciata sul ricorso di una donna accusata di aver condotto un’autovettura in stato di ebbrezza alcolica – pari a 1,75 g/I e 1,81 g/I – e di aver provocato un incidente stradale.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte l’imputata deduceva violazione di legge per la mancanza di elementi di prova certi per affermare la sua penale responsabilità in quanto l’alcoltest era stato effettuato a distanza di tempo dal sinistro e in ogni caso doveva essere esclusa l’aggravante di aver provocato un incidente stradale giacché, stante le condizioni del manto stradale, non vi era nessuna certezza circa la ricostruzione della dinamica degli eventi e in particolare che l’incidente fosse strato provocato dalla guida in stato di ebbrezza della ricorrente.

I Giudici Ermellini hanno ritenuto il ricorso manifestamente infondato.

La Corte territoriale, infatti, aveva coerentemente e logicamente motivato che il test alcolemico era stato effettuato entro un’ora dal sinistro, avvenuto alle ore 21,00; che le due prove erano delle ore 21,53 e delle ore 22,04; che l’imputata aveva sbandato vistosamente per un grave stato di ubriachezza che l’aveva fatta “barcollare” anche dinanzi agli agenti della Polizia municipale intervenuti sul posto; che il sinistro si era verificato perché la donna aveva investito due macchine, l’una in sosta e l’altra in movimento; che la curva alcolimetrica era in salita dando valori in crescita perfettamente conformi ai tempi dell’esame.

Dal Palazzaccio hanno precisato che il periodo di tempo che può intercorrere tra l’ultimo momento in cui la persona è stata alla guida e quello dell’accertamento del tasso alcolemico non rifluisce sulla fisionomia del reato bensì su quello della dimostrazione processuale della sussistenza dello stato di alterazione psico-fisica da sostanze alcoliche in concomitanza dell’azione di guida.

Non v’è alcun dubbio – ha sottolineato ancora la Cassazione – che l’accusa sia tenuta a dare dimostrazione della avvenuta integrazione del reato e tale prova, per espressa indicazione normativa (e per radicata interpretazione giurisprudenziale), è già data dall’esito di un accertamento strumentale che replichi le cadenze e le modalità previste dal Codice della strada e dal relativo regolamento. La presenza di fattori in grado di compromettere la valenza dimostrativa di quell’accertamento non può che concretizzarsi ad opera dell’imputato, al quale compete di dare dimostrazione, ad esempio, di aver assunto bevande alcoliche successivamente alla cessazione della guida; di essere portatore di patologie che alterano il metabolismo dell’alcol; di un difetto degli strumenti di misurazione utilizzati dagli accertatori e così seguitando.

La redazione giuridica

Hai vissuto una situazione simile? Scrivi per una consulenza gratuita a redazione@responsabilecivile.it o invia un sms, anche vocale, al numero WhatsApp 3927945623

Leggi anche:

Corretto funzionamento dell’etilometro e onere della prova

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui