Riconosciuta in appello una cifra pari a circa 50 mila euro a una donna per il danno patrimoniale e non patrimoniale derivante da cure odontoiatriche errate
La Corte di appello di Venezia, in riforma della sentenza di primo grado emessa due anni fa dal Tribunale del capoluogo veneto, ha condannato un dentista (e la compagnia assicuratrice) a versare circa 50 mila euro a una paziente a titolo di risarcimento per le cure odontoiatriche errate cui la donna si era sottoposta riportando danni da invalidità anche permanente. Nel verdetto di secondo grado non si parla di un lavoro rimasto incompiuto bensì “di prestazioni eseguite con negligenza”.
Come ricostruisce il Gazzettino, i fatti si riferiscono al periodo fra il 2007 e il 2012. La signora si era rivolta al professionista versandogli un corrispettivo di 4.464,98 euro. Il risultato, tuttavia, non era stato soddisfacente; anzi era stato causa di nuovi problemi ai denti.
Da lì la diffida legale nei confronti dell’odontoiatra, presentata nel 2013 e a cui aveva fatto seguito, nel 2014, un atto di citazione con richiesta di indennizzo per 33.196,46 euro.
Il dentista aveva posto a fondamento della propria difesa il troppo tempo trascorso e la difficoltà, data l’assenza di documentazione, ad individuare le attività esattamente a lui riferibili, anche perché nel frattempo la paziente si era trasferita in un’altra regione, dove si era sottoposta ad ulteriori interventi.
Il Giudice di prime cure aveva, dopo aver rigettato la richiesta di una valutazione medico-legale, aveva negato il ristoro alla donna ritenendo non provato il nesso causale tra i danni e le cure prestate. Nelle scorse ore, il verdetto è stato ribaltato in appello.
La consulenza tecnica di ufficio disposta dalla Corte territoriale ha infatti dimostrato “la complessiva negligenza medica relativamente all’opera prestata dal medico”, subita nell’arco di tempo in cui la paziente era stata sottoposta alle sue cure.
Secondo le conclusioni del perito – riferisce il Gazzettino – “la mancata corretta chiusura dei canali degli elementi dentari” aveva determinato “il verificarsi di infezioni e la formazione di granulomi che hanno comportato la necessità di devitalizzare alcuni denti e applicare delle protesi a ponte altrimenti non necessarie”.
Alla signora, quindi, è stato riconosciuto un risarcimento pari a 46.530,98 euro, comprensivo, tra le altre voci, delle invalidità permanenti e temporanee, del danno biologico e patrimoniale e della restituzione della parcella incassata.
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