Errori medici commessi in ospedale, Asl condannata a risarcire

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morta per le conseguenze di un ascesso

L’Azienda sanitaria dovrà versare circa un milione e 400 mila euro agli eredi di una donna morta nel 2011 e vittima – secondo il Tribunale – di gravi errori medici commessi in ospedale. A pesare sul decesso, per l’accusa, anche la somministrazione di trasfusioni di sangue destinate a un’altra paziente e la mancata annotazione di tale circostanza in cartella clinica

Ammonta a circa un milione e 400 mila euro il risarcimento riconosciuto dal Tribunale di Velletri ai figli di una donna morta nel 2011 all’età di 77 anni. A versarlo – come riportano i media locali – sarà l’Asl Roma G, chiamata in causa dalla famiglia.  Secondo i Giudici, infatti, il decesso sarebbe da ricondurre a gravi errori medici commessi in ospedale, a Colleferro.

In particolare, come emerge dalla sentenza,  i sanitari non avrebbero tempestivamente diagnosticato all’anziana la Sindrome di Guillain-Barrè e le avrebbero somministrato trasfusioni di sangue destinate a un’altra paziente.

L’omessa diagnosi, a detta del Collegio giudicante, avrebbe provocato l’aggravarsi della malattia che, se tempestivamente curata, con elevate probabilità non avrebbe condotto al decesso.

Per il legale degli eredi, poi, anche l’errore trasfusionale avrebbe inciso sul decesso, sia come causa dell’immediato scompenso della reazione immunitaria da incompatibilità del sangue, sia come contributo allo stato settico.

Inoltre  – sempre secondo l’ipotesi accusatoria –  dal nosocomio di Colleferro avrebbero omesso l’annotazione dell’errore trasfusionale nella cartella clinica. Tale circostanza – secondo l’avvocato della famiglia –  oltre a costituire “un evidente illecito”,  avrebbe influito pesantemente sulle successive cure dei medici che avevano preso in cura la paziente in un secondo momento al Policlinico Umberto I di Roma, impedendo una corretta diagnosi e terapia per la cura della reazione immunitaria post-trasfusionale.

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