Incrocio stradale privo di segnaletica e sinistro stradale (Cass. civ., sez. III, 29 maggio 2023, n. 14930).

In caso di sinistro a un incrocio stradale privo di segnaletica non sussiste responsabilità da cosa in custodia in capo al Comune.

La questione trattata dalla Suprema Corte si presenta interessante in quanto tratta la controversa sussistenza di responsabilità per custodia ai sensi dell’art. 2051 c.c.  in capo al Comune in caso di omessa segnaletica stradale.

La Cassazione ha precisato che “indipendentemente da ogni valutazione circa la correttezza e adeguatezza della segnaletica, le condizioni dei luoghi avrebbero consentito all’utente, con l’uso della diligenza ordinariamente esigibile, di avvedersi dell’errata manovra e di porvi rimedio per tempo e senza rischi”.

La vicenda trae origine dalla richiesta di risarcimento danni subiti dagli attori per il decesso del congiunto in conseguenza di un sinistro stradale, la cui responsabilità veniva posta in capo al Comune ex art. 2051 o, in subordine, 2043 c.c., a causa dell’equivoca segnaletica esistente all’incrocio stradale, luogo del sinistro.

Il Tribunale, previa acquisizione del fascicolo penale, che si concludeva con condanna per il reato di cui all’art. 589 c.p. con concorso di colpa dell’80% ascritto alla vittima, rigettava la domanda ritenendo che, nonostante le carenze segnaletiche evidenziate, la circolazione sarebbe potuta avvenire in modo corretto.

Successivamente, la Corte d’Appello, escludeva che la segnaletica stradale orizzontale e verticale fosse errata o ingannevole, rigettava il gravame confermando in toto la decisione di primo grado.

I soccombenti ricorrono in Cassazione lamentando violazione di legge sotto il profilo dell’erronea ricognizione del contenuto precettivo di varie disposizioni del codice della strada e del relativo regolamento di attuazione, nonché la loro erronea applicazione nella fattispecie concreta.

La Suprema Corte, preliminarmente, evidenzia l’impropria invocazione del danno da cose in custodia, ex art. 2051 c.c., a fondamento della responsabilità dell’ente gestore della strada.

Tale responsabilità risulta configurabile qualora sussista un nesso causale tale che la cosa si inserisca, con qualificata capacità eziologica, nella sequenza che porta all’evento dannoso, senza rappresentare una mera circostanza esterna, o neutra, o elemento passivo di una serie causale che si esaurisce all’interno e nel collegamento di altri e diversi fattori.

Ciò ribadito, nel caso di sinistro a un incrocio stradale privo di segnaletica, non si può attribuire un ruolo causale per il solo fatto che l’incidente si sia verificato. La “cosa in custodia” nel caso trattato è semplicemente il luogo del sinistro, mentre la serie causale determinativa dell’evento origina e si esaurisce interamente nel comportamento dei conducenti dei veicoli che si sono scontrati.

Ragionando in tal senso potrebbe essere configurabile une eventuale responsabilità del Comune per colpa ai sensi dell’art. 2043 c.c.,  ove il danneggiato alleghi e dimostri la sussistenza di una situazione di pericolo, determinata dal contrasto tra le condizioni di transitabilità reali e quelle apparenti, non percepibile dall’utente della strada con l’uso della normale diligenza, e non rimediabile con l’osservanza delle regole del codice della strada. Ma anche ragionando nel senso di responsabilità aquiliana, la Suprema Corte sottolinea che, indipendentemente da ogni valutazione circa la correttezza e adeguatezza della segnaletica stradale, le condizioni dei luoghi avrebbero consentito all’utente, con l’uso della diligenza ordinariamente esigibile, di avvedersi dell’errata manovra e di porvi rimedio per tempo e senza rischi.

Per tali ragioni il ricorso viene dichiarato inammissibile.

Avv. Emanuela Foligno

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