Secondo una ricerca condotta dalla Facoltà di Economia dell’Università di Roma Tor Vergata le infezioni ospedaliere costano 600 milioni all’anno

Le infezioni ospedaliere nei ricoveri per acuti possono costare la vita ai pazienti e sottraggono risorse preziose al Servizio sanitario nazionale. In particolare colpiscono 47 degenti su mille e costano 600 milioni all’anno. Per un ricovero con infezione sono necessari mediamente 17 giorni di degenza per un costo di 9.416 euro. Inoltre, dal 2006 al 2018, la situazione è peggiorata e i casi sono quasi raddoppiati.

E’ quanto emerge da uno studio sull’impatto economico delle infezioni del sito chirurgico nelle operazioni sanitarie, finanziato dal Ministero della Salute, e condotto dal CEIS-EEHTA (Economic Evaluation and HTA) della Facoltà di Economia dell’Università di Roma Tor Vergata.

“Considerando che un solo giorno di degenza costa mediamente 800 euro – spiega Francesco Saverio Mennini, direttore del Ceis –  le infezioni allungano il periodo di ricovero facendo un doppio danno: il primo alla salute del paziente, il secondo alle risorse della sanità. Per ogni ricovero in cui si sviluppa un’infezione il costo medio è di 9.500 euro, risorse sprecate che potrebbero essere investite per migliorare i servizi sanitari, per la prevenzione delle stesse infezioni e per eventuali assunzioni di personale. Un’infezione per un intervento di ernia vale 4.627 euro e si passa ai 12.745 per una laparocele: un’enormità che deve far riflettere e spingere a mettere mano a un cambiamento”.

Il peggioramento del quadro statistico nei 12 anni analizzati. Secondo il Ceis, è dovuto solo in piccola parte a una migliore misurazione del fenomeno e dunque a un’attenzione più specifica a questo grave fenomeno connesso all’assistenza, ma anche e soprattutto da una situazione complessivamente più critica anche a causa del progressivo definanziamento della sanità, a una minore attenzione alla prevenzione, a un basso utilizzo di dispositivi medici di ultima generazione e più efficaci e ad uno scarso ricorso alla cura delle infezioni mediante utilizzo di antibiotici efficaci, accompagnati da un calo del personale impiegato nella nostra sanità pubblica.

La ricerca ha evidenziato come le infezioni ospedaliere rappresentino l’80% di tutte quelle osservate e interessino quattro principali distretti anatomici: il tratto urinario, le ferite chirurgiche, l’apparato respiratorio, il torrente circolatorio (sepsi, batteriemie).

Per calcolare il valore economico delle infezioni post operatorie è stato stimato il valore delle giornate di degenza aggiuntive imputabili alle infezioni confrontando la durata di degenza media, DRG specifica, dei ricoveri con e senza insorgenza di infezioni.

“Sono state prese in considerazione – sottolinea Mennini – esclusivamente le infezioni che insorgono durante la degenza in ospedale, o in alcuni casi dopo che il paziente è stato dimesso, e che non erano manifeste clinicamente né in incubazione al momento del ricovero”. Gli interventi esaminati sono stati: appendicite, calcolosi, colecistite, diverticolite, ernia e laparocele.

Per analizzare il fenomeno sono stati selezionati tutti i ricoveri acuti, in regime ordinario, con data di dimissione compresa tra il 1° gennaio 2006 e il 31 dicembre 2018, che presentavano in diagnosi principale o secondaria, Escherichia coli, Staphylococcus aureus, Klebsiella spp, infezione intestinale da Clostridium difficile, ma anche da altro (infezione batterica non specificata, infezione intestinale, meningite batterica, stenosi uretrale dovuta a infezione).

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