Senza informazione, formazione o addestramento specifico per l’attività e mancanza di sorveglianza e controllo il datore è responsabile dell’infortunio del lavoratore (Corte d’appello di Firenze, Sez. lavoro, sentenza n. 783 del 29 dicembre 2020)

Il Tribunale di Grosseto dichiarava che l’infortunio del lavoratore occorso il 16 ottobre 2003 era ascrivibile alla responsabilità esclusiva del datore di lavoro che veniva condannato al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali.

Nello specifico, l’infortunio avveniva mentre il lavoratore era impegnato in attività di taglio del bosco che tuttavia si svolgevano in condizioni ambientali e con modalità esecutive diverse da quelle inizialmente concordate al momento dell’assunzione che contemplavano solo l’abbattimento delle piante e non la spezzettatura in piccoli pezzi.

Mentre il lavoratore frazionava la pianta abbattuta la lama della motosega subiva un contraccolpo colpendolo al viso.

La CTU espletata in primo grado stimava l’inabilità temporanea  (40 giorni al 100%, 40 giorni al 50%, 60 giorni al 25%) e i postumi permanenti nella misura del 15% (danno estetico, alla funzionalità della piramide nasale, lieve diminuzione della capacità visiva dell’occhio dx, alterazioni algiche e disestetiche dell’emivolto di dx).

Il datore di lavoro appella la sentenza eccependo la propria responsabilità e deducendo il comportamento abnorme del lavoratore.

La Corte d’Appello ritiene infondata l’impugnazione.

Preliminarmente osserva che anche  in mancanza di una condanna penale, il Giudice civile può svolgere un autonomo accertamento dei fatti al fine di stabilire la responsabilità del datore di lavoro.

Il lavoratore veniva assunto due giorni prima dell’infortunio e veniva adibito all’attività di taglio delle piante con utilizzo della motosega in orizzontale e successivo frazionamento in pezzi delle piante abbattute  sempre con utilizzo della motosega in verticale rispetto al tronco.

L’incidente avveniva nel corso del frazionamento della pianta abbattuta rispetto alla quale è pacifico che il lavoratore non avesse alcuna precedente esperienza professionale, avendo peraltro riferito al momento dell’assunzione di essere stato impegnato esclusivamente in attività di taglio delle piante.

In buona sostanza, il lavoratore appena assunto e privo di esperienza professionale specifica, veniva addetto ad attività oggettivamente pericolosa come quella dello spezzettamento della legna con utilizzo della motosega in verticale rispetto al tronco.

L’incidente veniva provocato da un movimento repentino della motosega che, avendo incontrato un ostacolo all’interno dello stesso tronco, subiva un contraccolpo verso l’alto fino a colpire il viso del lavoratore.

L’apparecchio meccanico risultava di nuovo acquisto e dotato della sicurezza di frenocatena che si attivava correttamente nell’incidente.

Tuttavia, la rapidità del contraccolpo e il minimo residuo di movimento della catena (fermata dal frenocatena), lesionavano il volto del lavoratore.

Orbene, la circostanza che durante un taglio verticale la motosega potesse eventualmente subire un contraccolpo, esponendo l’operatore al rischio di essere colpito nella parte superiore del corpo, risulta menzionata anche nelle istruzioni del macchinario.

Ciò che risulta dirimente è che nei due giorni di lavoro per la società, come al momento dell’incidente, il lavoratore non riceveva alcuna informazione, formazione o addestramento specifico per l’attività di taglio in verticale, e non fosse soggetto ad alcuna sorveglianza o controllo da parte del datore di lavoro o dei suoi preposti.

La condotta datoriale rappresenta quindi violazione degli obblighi all’epoca previsti dagli artt. 21 e 22 D. Lgvo 626/1994, poiché un lavoratore specificamente istruito ed attentamente sorvegliato avrebbe potuto operare in modo più accorto nella esecuzione del taglio e di conseguenza nella protezione della propria persona.

Ciò che rileva, dunque, è la mancanza di un fattivo e specifico contributo di formazione e addestramento sulle modalità per eseguire le mansioni in sicurezza, come ad esempio le modalità con le quali selezionare il punto del tronco su cui utilizzare la motosega o con le quali posizionare lo stesso tronco sul terreno, quali aspetti che potessero prevenire o limitare eventuali contraccolpi.

Per tali ragioni non può discorrersi di distrazione del lavoratore, o di comportamento abnorme, anche perché in materia di infortunio sul lavoro la sussistenza di un concorso di colpa del lavoratore è da escludersi quando il datore di lavoro manchi di adottare le prescritte misure di sicurezza o adeguata formazione e informazione sui rischi lavorativi.

In conclusione, la Corte d’Appello ridetermina la somma oggetto della condanna contenuta nella sentenza appellata in euro 34.191,92 a titolo  di danno differenziale oltre interessi legali dal 18.12.2018 e conferma per il resto la sentenza appellata.

Condanna la società datrice di lavoro al pagamento delle spese di giudizio.

Avv. Emanuela Foligno

Hai vissuto una situazione simile? Scrivi per una consulenza gratuita a redazione@responsabilecivile.it o invia un sms, anche vocale, al numero WhatsApp 3927945623

Leggi anche:

Infortuni sul lavoro: può essere responsabile anche la committente

- Annuncio pubblicitario -

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui