In caso di lavori svolti in esecuzione di un appalto, la responsabilità del committente non può risolversi nel solo controllo dell’iscrizione dell’appaltatore nel registro delle imprese

In materia di infortuni sul lavoro, in caso di lavori svolti in esecuzione di un appalto, sussiste la responsabilità del committente che, pur non ingerendosi nella esecuzione dei lavori, abbia omesso di verificare l’idoneità tecnico-professionale dell’impresa e dei lavoratori autonomi prescelti in relazione anche alla pericolosità dei lavori affidati, poiché l’obbligo di verifica di cui all’art. 90, lett. a), d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81, non può risolversi nel solo controllo dell’iscrizione dell’appaltatore nel registro delle imprese, che integra un adempimento di carattere amministrativo. Lo ha chiarito la Suprema Corte con la sentenza n. 38423/2021 pronunciandosi sul ricorso del legale rappresentante di un’azienda per avere, quale committente di lavori di smantellamento di capannoni, provocato lesioni a un lavoratore, il quale precipitava dall’alto, non essendo munito di alcun presidio anticaduta, con colpa consistita nella mancata nomina di un coordinatore per la sicurezza dei lavori e nella mancata verifica della idoneità tecnica della impresa incaricata.

Nel rivolgersi alla Cassazione, il ricorrente deduceva il difetto di motivazione in ordine al primo motivo di appello, avente ad oggetto l’assenza del profilo di colpa relativo alla omessa verifica della idoneità tecnico professionale della impresa incaricata ed alla rilevanza causale di tale omissione – profilo rilevante ai fini non solo del trattamento sanzionatorio, ma anche dell’eventuale applicazione dell’art. 131-bis cod.pen.

I Giudici Ermellini, nel respingere la doglianza hanno evidenziato come la Corte territoriale avesse correttamente sottolineato che l’eventuale omessa conoscenza del subappalto dei lavori era, comunque, nel caso di specie, riconducibile alla negligenza dell’imputato, che aveva sostanzialmente confermato di non aver svolto specifici controlli.

Inoltre, la rilevanza causale dell’omessa verifica, da parte del committente, dell’idoneità tecnico professionale dell’appaltatore si ricavava chiaramente dalla motivazione della sentenza di primo grado, che integrava quella impugnata, trattandosi di doppia conforme: una verifica accurata e responsabile avrebbe comportato la scelta di altra impresa.

La decisione del Collegio distrettuale appariva quindi conforme agli orientamenti della giurisprudenza di legittimità, atteso che il committente non può limitarsi a “confidare” (come prospettato nel ricorso) che l’appaltatore abbia le competenze tecniche necessarie per procedere ai lavori esclusivamente sulla base dell’accettazione dell’incarico, ma è tenuto ad eseguire un controllo effettivo sulla struttura organizzativa dell’impresa incaricata e sulla sua adeguatezza rispetto alla pericolosità dell’opera commissionata – in particolare, in caso di lavori in quota, il committente deve assicurarsi dell’effettiva disponibilità, da parte dell’appaltatore, dei necessari dispositivi di sicurezza.

La redazione giuridica

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