In caso di infortunio sul lavoro, non si può agire in sede giudiziale per il rimborso delle spese per prestazioni mediche ancora da eseguirsi, essendo consentito il rimborso delle sole spese effettivamente sostenute

La Corte di Appello di Bari in parziale riforma della pronuncia di primo grado, aveva condannato l’Inail a rimborsare al richiedente le sole spese sanitarie effettivamente sostenute a seguito dell’infortunio sul lavoro, escludendo invece il pagamento di quelle preventivate.

Secondo i giudici della corte territoriale “in presenza di spese per prestazioni di cura medico-chirurgica meramente ipotizzate per la garanzia dell’iter di guarigione dell’assicurato non può sussistere alcun diritto al rimborso (anticipato) essendo carente per un verso la necessaria presupposta attualità curativa e per altro non potendosi escludere che il processo di guarigione richieda una misura di intervento qualitativo e quantitativo difforme da quello pur credibilmente preventivato”.

Contro tale pronuncia, il lavoratore aveva proposto ricorso per cassazione lamentando l’errata interpretazione del  D.P.R. n. 1124 del 1965, art. 86, laddove la corte di merito aveva disconosciuto il pagamento a carico dell’Inail delle spese per cure mediche e chirurgiche non ancora sostenute ma preventivate.

L’art. 66 del D.P.R. individua tra le prestazioni oggetto di assicurazione, al n. 5, “le cure mediche e chirurgiche, compresi gli accertamenti clinici”.

In base all’art. 86 del decreto presidenziale: “L’istituto assicuratore è tenuto a prestare all’assicurato, nei casi di infortunio previsti nel presente titolo, e salvo quanto dispongono gli artt. 72 e 88, le cure mediche e chirurgiche necessarie per tutta la durata dell’inabilità temporanea ed anche dopo la guarigione clinica, in quanto occorrano al recupero della capacità lavorativa”.

Quanto alle modalità di erogazione della prestazione, l’art. 88 richiamato dalla disposizione citata recita: “Per l’esecuzione delle cure di cui agli articoli precedenti ed anche a scopo di accertamento, l’Istituto assicuratore può disporre il ricovero dell’infortunato in una clinica, ospedale od altro luogo di cura indicato dall’Istituto medesimo.

Se il ricovero avviene in ospedali civili, per la spesa di degenza è applicata, quando non sia stipulata un’apposita convenzione e quando l’infortunato non abbia diritto all’assistenza gratuiti, la tariffa minima che i singoli ospedali praticano per la degenza a carico dei Comuni.

Le spese per cure mediche per il recupero dall’infortunio sul lavoro

Qualora la cura importi un atto operativo, l’infortunato può chiedere che questo sia eseguito da un medico di sua fiducia: in tal caso, però è a suo carico l’eventuale differenza fra la spesa effettivamente sostenuta e quella che avrebbe sostenuto l’istituto assicuratore, se avesse provveduto direttamente alla cura.

L’istituto assicuratore, anche nel caso previsto nel comma precedente, ha diritto di disporre controlli a mezzo di propri medici fiduciari. Qualora sorga disaccordo fra il medico dell’infortunato e quello dell’istituto assicuratore sul trattamento curativo, la decisione è rimessa ad un collegio arbitrale costituito in conformità dello stesso art. 87 e con le modalità stabilite in detto art.”.

A seguito dell’entrata in vigore della L. 23 dicembre 1978 n. 833, istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, anche le prestazioni di assistenza sanitaria curativa e riabilitativa in favore degli invalidi del lavoro, di cui all’art. 57, comma 4, parte prima, della citata legge, in tutte le forme previste e garantite dalle leggi in materia, e segnatamente dal D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, sono state poste a carico del Servizio Sanitario Nazionale e non già degli Enti previdenziali gestori dell’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

Qualora, tuttavia, l’infortunato decida di non avvalersi del Servizio Sanitario Nazionale, bensì di un medico “di sua fiducia” per provvedere alla cura, dall’art. 88 citato, comma 3 si ricava il principio per cui l’Istituto assicuratore è debitore solo della differenza di spesa rispetto a quella che avrebbe sostenuto se avesse provveduto direttamente alla cura ma sempre che detta spesa sia “effettivamente sostenuta” e non, quindi, meramente preventivata.

La pronuncia della Cassazione

Ebbene, la Corte di Cassazione (Sezione Lavoro, sentenza n. 2012/2020), a tal proposito, ha affermato che “non si può agire in sede giudiziale – come aveva fatto, nel caso di specie, il ricorrente, chiedendo il pagamento di somme per il rimborso per prestazioni “ancora da eseguirsi secondo la spesa stimata dalla disponenda ctu” – per ottenere una condanna in futuro, che il nostro ordinamento non conosce nè consente, al di fuori delle ipotesi eccezionali espressamente previste, non estensibili per analogia (Cass. n. 8405 del 2014; Cass. n. 12997 del 2007; Cass. n. 10970 del 2004), mentre sono ammesse le sentenze condizionali, nelle quali l’efficacia della condanna è subordinata al verificarsi di un determinato evento futuro ed incerto, o di un termine prestabilito, o di una controprestazione specifica, sempreché il verificarsi della circostanza tenuta presente non richieda ulteriori accertamenti di merito da compiersi in un nuovo giudizio di cognizione (Cass. n. 978 del 1991).

Per queste ragioni, il ricorso è stato rigettato, spese compensate.

La redazione giuridica

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