Riconosciuti circa 400 mila euro a una donna rimasta invalida dopo la gravidanza a causa di una condotta negligente, imprudente e imperita da parte dello specialista di fiducia e della struttura sanitaria

Il Tribunale di Genova, con sentenza passata in giudicato, ha riconosciuto un risarcimento di oltre 400mila euro a una donna rimasta invalida dopo la gravidanza che ha portato alla nascita del secondo figlio.

Nel 2010, una volta scoperto di essere incinta, la gestante si era rivolta al ginecologo che l’aveva già seguita in occasione della prima gravidanza. Sin dall’inizio – come riportato da La Voce di Genova, avrebbe lamentato dolori e perdite ematiche che l’avrebbero costretta a più ricoveri per minaccia di aborto.

Gli accertamenti pre-ricovero effettuati in vista del cesareo programmato avevano indotto i medici a intervenire con un cesareo d’urgenza, nel corso del quale la paziente aveva subito una grave emorragia e l’asportazione di alcuni organi dell’apparato riproduttivo e urinario a causa di una anomala localizzazione della placenta e di una gravidanza extrauterina che non sarebbe stata diagnosticata né dallo specialista che aveva in cura la donna né dalla struttura sanitaria.

Il bambino non aveva riportato conseguenze ma la mamma, dopo un decorso post operatorio di circa un mese caratterizzato dall’insorgenza di una insufficienza respiratoria severa, era stata dimessa con gravi invalidità permanenti fra cui l’impossibilità di procreare.

Da lì la richiesta di risarcimento avanzata nei confronti della Asl nel 2014, respinta dalla controparte, e il successivo ricorso per accertamento tecnico preventivo.

Il perito incaricato dal Giudice avrebbe accertato l’inadeguatezza dell’approccio terapeutico al caso clinico e della prestazione resa alla paziente, ravvisando gravi conseguenze invalidanti, sia fisiche che psichiche, sulla donna. Sulla scia di tali conclusioni la parte danneggiata ha quindi agito nei confronti dello specialista e dell’Azienda sanitaria chiedendo il risarcimento di tutti i danni (danno biologico, danno per lesione al diritto di autodeterminazione, danno alla salute, invalidità temporanea e danni morali) derivanti dalla condotta negligente, imprudente e imperita del personale sanitario.

Il Tribunale ha ritenuto di accogliere integralmente le pretese avanzate. Nella pronuncia si riconosce, in particolare, “l’errore diagnostico e la grave responsabilità professionale di tutti i sanitari coinvolti con conseguente lesione totale del diritto di autodeterminazione della donna rispetto alla disposizione del proprio corpo, lesione dell’integrità psico-fisica della donna e il danno biologico inteso anche come invalidità permanente nonché l’invalidità temporanea”. Il giudice ha quindi condannato in solido l’Asl, il professionista di fiducia e la sua assicurazione, nelle rispettive percentuali di responsabilità, a risarcire tutti i danni alla danneggiata ed a rimborsare tutte le spese legali per l’attività svolta, nonché tutte le spese tecniche e le spese mediche sostenute.

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