Per la Cassazione la fattispecie delittuosa di invasione di terreni o edifici è integrata quando il bene immobile altrui sia in qualche modo e per qualche tempo assoggettato ad un potere di fatto del soggetto agente

Era stato condannato in primo grado per violazione di domicilio ai sensi dell’art. 614 del codice penale per essere entrato “con lo scooter a fare manovra nella proprietà” delle parti civili, “nonostante i divieti espressi” di queste ultime. La Corte di Appello di Firenze aveva parzialmente riformato la pronuncia, riqualificando il fatto nel delitto di cui all’art. 633 c.p. (invasione di terreni o edifici).

L’imputato, nel ricorrere per cassazione, eccepiva che la Corte territoriale avesse violato i principi che consentono di riconoscere il reato di cui all’art. 633 solo quando vi è una stabile ed apprezzabile insistenza fisica dell’agente sul fondo altrui e non già un accesso meramente occasionale.

La Suprema Corte, con la sentenza n. 10342/2020 ha ritenuto di accogliere la doglianza del ricorrente, annullando la sentenza impugnata senza rinvio.

I Giudici Ermellini hanno sottolineato come, in base alle sentenze di merito, l’imputato fosse entrato in due occasioni con il suo ciclomotore nel cortile di proprietà delle parti civili. Nel qualificare tale condotta come invasione di terreni o edifici, la Corte territoriale si era discostata dalla costante, consolidata e condivisibile giurisprudenza di legittimità, che aveva ripetutamente evidenziato come il delitto in questione si realizzi “quando il bene immobile altrui sia in qualche modo e per qualche tempo assoggettato ad un potere di fatto del soggetto agente”.

Più specificamente, l’integrazione della fattispecie criminosa implica che la permanenza sull’altrui bene immobile si protragga nel tempo per una durata apprezzabile, ancorché non sia necessario che l’agente rimanga stabilmente su di essi, purché, però, la condotta risulti effettivamente rivolta all’occupazione dell’immobile ovvero a trarne in altro modo profitto.

Il reato non può invece ritenersi integrato dalla condotta di chi si introduca precariamente nel fondo altrui, in mode del tutto occasionale, come nel caso in esame.

La redazione giuridica

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