In caso di inversione del senso di marcia e conseguente sinistro stradale va valutata anche la condotta dell’altro conducente, con particolare riguardo alla velocità di marcia (Tribunale di Milano, sez. X, sentenza n. 6908 del 4 novembre 2020)

Un motociclista cita a giudizio il conducente e la Compagnia assicuratrice della Smart For Two al fine di ottenere l’accertamento della responsabilità del sinistro in capo all’autoveicolo che repentinamente eseguiva manovra di inversione del senso di marcia.

Si costituisce in giudizio la Compagnia assicuratrice eccependo il concorso di colpa del motociclista per eccesso di velocità.

La causa viene istruita attraverso CTU cinematica finalizzata alla ricostruzione della dinamica del sinistro e CTU Medico-legale sul conducente del motociclo.

All’esito dell’istruttoria il Tribunale ritiene fondata la domanda dell’attore con riferimento al danno patrimoniale ritenendo le somme versate dall’assicurazione e riconosciute dall’Inail satisfattive rispetto al danno non patrimoniale.

In punto di responsabilità il Tribunale ritiene che entrambi i conducenti siano corresponsabili in pari misura al 50%.

Ciò in quanto dal verbale del sinistro stradale e dalla CTU cinematica è emerso che entrambi i conducenti tenevano una condotta di guida imprudente e inosservante delle norme della circolazione stradale.

Il motociclista marciava ad una velocità molto superiore ai limiti consentiti, mentre la Smart effettuava una manovra di inversione del senso di marcia non consentita senza concedere la precedenza agli altri veicoli.

Tali circostanze sono state confermate dalle deposizioni testimoniali.

Inoltre, dalla CTU cinematica risulta che il limite consentito in quel tratto di strada era di 50 km/h e la presenza dalla riga continua di mezzeria rendeva non consentita la manovra di inversione del senso di marcia eseguita.  

La velocità stimata al momento dell’urto dal CTU risultava di 14-18 km/h per la Smart e di 82-94 km/h per la moto.

La velocità di marcia di molto superiore al limite consentito in loco, unitamente all’assenza di tracce di frenata, lascia presumere che il motociclista non percepiva il pericolo con sufficiente anticipo da consentirgli una reazione.

Secondo il Tribunale, quindi, sono corrette e condivisibili le conclusioni del CTU, secondo cui “se il motociclista si fosse mantenuto regolarmente nella propria corsia di marcia, astenendosi dal sorpassare altra vettura, avrebbe certamente percepito il pericolo costituito dalla manovra di inversione di marcia della Smart non meno di 2-3 secondi prima dell’urto, ovvero trovandosi (procedendo a 88 km/h, 24,4 m/s), a 49-73 metri dal punto d’urto e ove avesse condotto il motoveicolo a velocità conforme al limite vigente, il sinistro si sarebbe evitato” e del pari e specularmente che “l’automobilista avrebbe potuto evitare il sinistro astenendosi dall’eseguire manovra di inversione di marcia in un tratto di strada dove era presente linea continua”.

Ciò posto, al motociclista viene attribuita responsabilità concorsuale nella causazione del sinistro in misura paritaria rispetto alla responsabilità dell’automobile.

Relativamente alle lesioni subite dal motociclista il Tribunale richiama, e fa proprie, le conclusioni della CTU Medico-legale che ha riconosciuto un periodo di inabilità temporanea assoluta di 95 giorni, seguito da un periodo di inabilità temporanea parziale al 75% di 120 giorni, con postumi permanenti qualificabili come danno biologico nella misura del 50%, oltre a spese mediche ritenute congrue per euro 14.518,16.

La liquidazione del danno non patrimoniale viene effettuata utilizzando i criteri adottati dal Tribunale di Milano con le tabelle per la liquidazione del danno non patrimoniale derivante da lesione alla integrità psico-fisica, addivenendosi all’importo di euro 391.025,00 per danno biologico e di euro 24.975,00 per inabilità temporanea.

Inoltre, il Tribunale, con riferimento alla personalizzazione del danno invocata dal motociclista danneggiato, con particolare riferimento alla disfunzionalità erettile accertata e motivo di grave sofferenza per un uomo di 35 anni di età, applica un incremento del danno relativo ai postumi permanenti nella misura del 15%.

Il danno non patrimoniale viene liquidato complessivamente nella misura di euro 474.975,00, che deve essere ridotto del 50% in ragione del concorso di colpa accertato.

Devono anche essere scorporate le somme che il motociclista ha incamerato dall’Inail per euro 110.863,47 e dalla Compagnia assicuratrice per euro 135.000,00.

Le spese di lite vengono compensate al 50% fra le parti, così come le spese di CTU cinematica e CTU Medico-legale.

Avv. Emanuela Foligno

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