Investe il pedone in retromarcia e viene condannato per omicidio colposo aggravato (Cassazione penale, sez. IV, dep. 12/05/2022, n.18746).

Investe il pedone in retromarcia e la Corte di Appello di Bologna confermava la responsabilità nei confronti dell’automobilista, in riferimento al reato di omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale.

All’imputato si contesta di avere, per colpa generica e specifica e in particolare in violazione delle norme sulla circolazione stradale art. 154 C.d.S., comma 1A e comma 1B, alla guida della Mercedes, parcheggiata sul lato destro di direzione di marcia, iniziato una manovra di retromarcia, omettendo di avvedersi del pedone che, in violazione dell’art. 190 C.d.S., comma 2, si accingeva ad attraversare la strada non utilizzando il passaggio pedonale posizionato a 75 m e dopo, averla urtata e fatta cadere a terra, la sormontava con le ruote, cagionandole lesioni personali gravissime che la conducevano a morte.

Con riferimento alla dinamica dell’imputato che investe il pedone e finanche passa sul corpo dello stesso con l’automobile,  i Giudici di merito si basavano sulle testimonianze e sui rilievi della Polizia Municipale. In particolare il punto di impatto veniva individuato sullo scivolo del passo carraio, o sullo stesso marciapiede, quando il pedone era nel transito adibito anche al passaggio dei pedoni.

Avverso la sentenza di appello l’imputato propone ricorso per cassazione lamentando travisamento della prova con riferimento al punto di investimento e alla sussistenza della colpa specifica contestata.

In particolare contesta il fatto che il Giudici di merito hanno privilegiato senza un motivazione adeguata e coerente la testimonianza, anziché i rilievi dei Vigili del fuoco e della Polizia Municipale che hanno individuato l’impatto in sede di carreggiata ad 1,3-1,5 m di distanza dal passo carrabile; lamenta  inoltre che non è stata valutata attentamente l’ipotesi alternativa che la vittima sia caduta accidentalmente mentre attraversava la sede stradale e che comunque non è stato chiarito in quale fase della manovra la vittima si presentò nel campo visivo dell’imputato si che avrebbe potuto impedire o ridurre le conseguenze dell’impatto.

Il ricorso è infondato.

Si tratta di doglianze che prospettano censure di merito, che reiterano pedissequamente i motivi di appello, contestando in maniera del tutto generica e ipotetica la ricostruzione dei fatti operata dai Giudici di primo e secondo grado in relazione alle emergenze processuali, con specifico riferimento all’incidente stradale di cui è rimasta coinvolta la persona offesa e in particolare alla ricostruzione dei fatti.

La Corte territoriale ha congruamente e logicamente motivato la conferma dell’affermazione di responsabilità  dell’automobilista che investe  il pedone, sussistendo il comportamento colposo e il nesso di causa che si fondando sulle acquisizioni probatorie, in particolare l’esame dei testi, dei rilievi fotografici e planimetrici, il mancato rispetto oltre che le norme di comune prudenza ed attenzione, anche della regola cautelare di cui all’art. 154 C.d.S. secondo cui i conducenti che intendono eseguire una manovra per fare retromarcia, devono: a) assicurarsi di poter effettuare la manovra senza creare pericolo o intralcio agli altri utenti della strada, tenendo conto della posizione, distanza, direzione di essi; b) segnalare con sufficiente anticipo la loro intenzione.

Si è rimproverato all’imputato, che alla guida di un mezzo pesante largo due metri e lungo cinque metri effettuava la manovra di retromarcia senza assicurarsi del completo controllo dello spazio retrostante, limitandosi a visionare gli specchietti retrovisori, che pure lasciavano coni d’ombra, nonostante la mancanza di segnalatori acustici di retromarcia e non arrestandosi nemmeno quando durante la manovra aveva avvertito una certa resistenza, che solo successivamente aveva purtroppo dovuto constatare che era costituita dal corpo della vittima che aveva sormontato prima con le ruote posteriori e poi con quelle anteriori del veicolo.

Per escludere la responsabilità del conducente per l’investimento del pedone è necessario che la condotta di quest’ultimo si ponga come causa eccezionale ed atipica, imprevista e imprevedibile, dell’evento, che sia stata da sola sufficiente a produrlo.

La manovra a marcia indietro , con un veicolo che per le sue caratteristiche non consentiva una visuale adeguata, doveva essere effettuata, proprio per la sua difficoltà, con particolare attenzione ed anche avvalendosi dell’ausilio di terzi, anche in considerazione del fatto che la presenza di pedoni sul percorso stradale da compiere in retromarcia,  non costituisce certo eventualità eccezionale e imprevedibile, fatti salvi quei movimenti che, per la loro oggettiva repentinità e peculiarità, non possano essere previsti ed evitati dal conducente.

Ricorso rigettato con conferma della condanna di secondo grado per l’automobilista che investe il pedone in retromarcia.

La redazione giuridica

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