Trasporto con mezzo inidoneo provoca il decesso del lavoratore e la condanna per omicidio colposo del datore (Cassazione penale, sez. IV,  dep. 17/05/2022, n.19296).

Trasporto con mezzo inidoneo, privo di sistemi di ancoraggio e omesso ancoraggio del carico al pianale provocano il mortale infortunio sul lavoro.

Il Tribunale di Sassari ha dichiarato il fatto (omicidio colposo ai danni del lavoratore per avere effettuato un trasporto con un semirimorchio privo dei sistemi di ancoraggio per fissare il carico previsti dalle linee guida Europee 2014, anche in violazione dell’art. 164 codice strada.

Nello specifico il carico, a seguito della forzatura del blocco meccanico di una delle sponde del mezzo, travolgeva il lavoratore.

Il profilo di colpa espressamente contestato era quello di avere posto in essere un trasporto con mezzo inidoneo; tale profilo era stato tuttavia escluso dal Giudice, essendo emersa la conformità del semirimorchio alle linee guida e alle prescrizioni di cui al punto 2.6; di qui, la assoluzione del coimputato e, quanto al datore, invece, la trasmissione degli atti al Pubblico ministero per l’ulteriore corso, avendo il Giudice ravvisato un profilo di colpa diverso (collocazione sul semirimorchio – da parte del predetto – del carico collassato in maniera difforme dalle procedure evidenziate dallo stesso consulente di parte, per omesso ancoraggio di esso al pianale), non contestato e neppure riconducibile alla previsione di cui all’art. 164 C.d.S., testualmente riferentesi  al trasporto con mezzo inidoneo.

Avverso il provvedimento, ha proposto ricorso il Pubblico Ministero, rilevando la abnormità del provvedimento impugnato, con il quale il Tribunale aveva determinato una regressione di esso, ritenendo un fatto diverso rispetto a quello contestato.

Al contrario, secondo il deducente, si trattava, nella specie, di un fatto nuovo, in presenza del quale il Giudice avrebbe dovuto assolvere l’imputato dal fatto ascritto e disporre la restituzione degli atti al Pubblico Ministero perché procedesse per il fatto nuovo, ponendo così quell’ufficio in condizioni di impugnare la decisione.

Il ricorso è inammissibile.

Il Tribunale, ha ritenuto che il profilo cautelare espressamente contestato all’imputato (l’avere cioè egli posto in essere un trasporto con mezzo inidoneo a contenere il carico,  fosse insussistente, la morte del lavoratore essendo riconducibile al concorso di due, distinti fattori: un rilevante contributo della vittima e, per quanto qui d’interesse, la violazione di altra regola cautelare e, cioè, la scorretta collocazione del carico sul pianale del mezzo.

L’ordinanza impugnata non è abnorme.

E’ fondamentale la distinzione tra fatto “nuovo” e fatto “diverso”, ai fini di una corretta lettura dell’art. 521 c.p.p., comma 2. Fatto nuovo  è un fatto ulteriore e autonomo rispetto a quello contestato, ossia un episodio storico che non si sostituisce ad esso, ma che eventualmente vi si aggiunge, affiancandolo quale autonomo thema decidendum, trattandosi di un accadimento naturalisticamente e giuridicamente autonomo. Fatto diverso è non solo un fatto che integri una imputazione diversa, restando esso invariato, ma anche un fatto che presenti connotati materiali difformi da quelli descritti nella contestazione originaria, rendendo necessaria una puntualizzazione nella ricostruzione degli elementi essenziali del reato.

Deve riconoscersi l’abnormità del provvedimento con cui il Giudice, in relazione ad un fatto nuovo accertato in dibattimento, non si limiti ad ordinare la trasmissione degli atti al Pubblico Ministero relativamente ad esso, ai sensi dell’art. 521 c.p.p., comma 2, ma determini la regressione dell’intero procedimento, senza pronunciarsi in ordine al fatto originariamente contestato.

Non è impugnabile, neppure sotto il profilo della sua pretesa abnormità, il provvedimento con il quale il Giudice del dibattimento, ritenuto che il fatto sia diverso da quello contestato, abbia disposto la trasmissione degli atti al Pubblico Ministero, ai sensi dell’art. 521 c.p.p., comma 2.

La corte dichiara inammissibile il ricorso.

Avv. Emanuela Foligno

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