La perizia è nulla se il Consulente Tecnico è sospeso e l’incarico, se assunto, può configurare esercizio abusivo della professione

Secondo il Tribunale di Siena è nulla la perizia del Consulente Tecnico d’Ufficio che risulta sospeso dal proprio albo professionale per morosità contributiva.

Il Tribunale di Siena (Sentenza del 19 dicembre 2019 – Giudice Dott. Mennella) nominava il Consulente Tecnico d’Ufficio per gli accertamenti tecnici necessari all’istruzione della causa inerente vizi e difetti dell’immobile.

Il CTU effettuava la perizia e depositava l’elaborato nei termini prefissati.

Successivamente i convenuti proponevano istanza con la quale evidenziavano che il perito risultava sospeso dal proprio Albo perché moroso del pagamento dei contributi previdenziali e chiedeva la nullità dell’elaborato.

Il Giudice si riservava in merito a tale eccezione.

A scioglimento della riserva preliminarmente il Tribunale osserva che era onere del CTU rappresentare l’evenienza della sospensione al momento del conferimento dell’incarico e dichiarare eventuali situazioni di incompatibilità come previsto dalla legge.

La tenuta degli albi dei C.T.U. è disciplinata dall’art. 15 disp. Att. c.p.c. il quale prevede che: “Possono ottenere l’iscrizione nell’albo coloro che sono forniti di speciale competenza tecnica in una determinata materia, sono di condotta morale, specchiata e sono iscritti nelle rispettive associazioni professionali. Nessuno può essere iscritto in più di un albo”.

La nomina del CTU, invece, è disciplinata dall’art. 61 c.p.c. il quale prevede che: “Quando è necessario, il giudice può farsi assistere, per il compimento di singoli atti o per tutto il processo, da uno o più consulenti di particolare competenza tecnica. La scelta dei consulenti tecnici deve essere normalmente fatta tra le persone iscritte in albi speciali formati a norma delle disposizioni di attuazione al presente codice”.

La giurisprudenza di legittimità, sottolinea il Tribunale, ha incidentalmente affermato la possibilità di nominare quale CTU qualunque soggetto, affermando che tale nomina è rimessa esclusivamente al potere discrezionale del Giudice.

Infatti le norme degli artt. 61 c.p.c., 13 e 22, comma secondo, disp. att. c.p.c. relative alla scelta del Consulente Tecnico hanno natura e finalità direttive.

Ne consegue che la scelta di tale Ausiliario è riservata all’apprezzamento discrezionale del Giudice e non è sindacabile in sede di legittimità.

Le norme relative alla scelta del Consulente Tecnico d’Ufficio hanno natura e finalità esclusivamente direttive, essendo la scelta riservata, anche per quanto riguarda la categoria professionale di appartenenza del Consulente e la competenza del medesimo a svolgere la perizia, all’apprezzamento discrezionale del Giudice di merito.

Ne deriva che la decisione di affidare l’incarico ad un professionista iscritto ad un albo diverso da quello competente per la materia al quale si riferisce la consulenza, ovvero non iscritto in alcun albo professionale, non è censurabile in sede di legittimità e non richiede specifica motivazione.

Inoltre, la prescrizione del secondo comma dell’art. 61 c.p.c. (richiamata dall’art. 424 cod. proc. civ., nel testo di cui alla legge n. 533 del 1973) – secondo la quale la scelta del Consulente Tecnico deve essere normalmente fatta fra le persone iscritte negli albi – è ispirata all’intento di facilitare la scelta del Giudice, ma non costituisce un limite al potere del Giudice stesso – la cui violazione possa sindacarsi in sede di legittimità – di nominare come Consulente, secondo il suo prudente criterio, anche una persona non iscritta a detti albi, senza che, pertanto, ciò comporti nullità della perizia.

Sebbene la Suprema Corte abbia incidentalmente affermato la facoltà del Giudice di nominare anche soggetti non iscritti in alcun albo professionale, nel caso che qui si commenta la nomina avveniva per le qualità professionali ed iscrizione all’albo non corrette. Infatti lo stesso CTU nel prologo del proprio elaborato si è qualificato quale “Perito Agrario iscritto” avvalendosi quindi delle proprie capacità, competenze e titolo e spendendo il suo nome in quanto soggetto iscritto al proprio albo professionale pur essendovi da tempo stato prima sospeso.

Anche l’art. 348 c.p., viene sottolineato, disciplina l’esercizio abusivo di professione e prevede la punizione di “Chiunque abusivamente esercita una professione, per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato ….”

Per ravvisare nella condotta dell’agente l’elemento oggettivo del reato cui consegue la sanzione penale è necessario individuare le caratteristiche dell’attività posta in essere dall’agente.

Al riguardo rileva ai fini penali solo il compimento di quelle qualche attività che:

a) siano caratterizzate dalla tipicità di atti il cui svolgimento è riservato a soggetti appartenenti a categorie professionali;

b) abbiano rilevanza esterna;

c) siano tali da creare, in assenza di diverse indicazioni, la oggettiva apparenza di un’attività professionale svolta da soggetto regolarmente abilitato.

La sanzione della sospensione comporta che l’iscritto non possa esercitare le attività tipiche ed esclusive degli iscritti all’albo per tutto il periodo in oggetto poiché,  se così non fosse e se ogni soggetto sospeso potesse esercitare la propria attività, verrebbe meno la funzione tipica della sanzione della sospensione.

Per tali ragioni il Tribunale ha deciso che l’attività svolta dal Consulente è affetta da nullità poiché nell’elaborato stesso il C.T.U. si definisce Perito Agrario iscritto senza averne i requisiti.

Il Consulente è stato condannato a restituire quanto incamerato a titolo di compenso e il Tribunale ha trasmesso gli atti alla Procura della Repubblica.

Avv. Emanuela Foligno

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