La situazione di invalido civile può essere verificata se sussiste il sospetto della mancanza, anche sopravvenuta, dei requisiti soggettivi

In tali termini si è espressa la Suprema Corte (sez. lav., sentenza n. 14809 del 10 luglio 2020) nel decidere l’impugnativa della decisione resa dalla Corte d’Appello di Venezia. “La situazione di invalido civile del dipendente pubblico condiziona non solo la regolarità dell’assunzione, ma anche la permanenza dell’efficacia del rapporto, fondato sul regime speciale riconosciuto ai dipendenti oggettivamente svantaggiati, anche a tutela di soggetti effettivamente invalidi e non avviati al lavoro; ne consegue che l’amministrazione può verificare la permanenza dei requisiti soggettivi che hanno imposto l’assunzione obbligatoria ogniqualvolta sospetti la mancanza (anche sopravvenuta) dei presupposti di applicabilità della disciplina”.

La Corte d’Appello di Venezia respingeva l’appello dell’insegnante nei confronti del Ministero dell’Istruzione proposto avverso il licenziamento in quanto veniva accertato che il lavoratore non aveva la percentuale del 49% di invalidità richiesta per l’inserimento nella graduatoria ad esaurimento con la “riserva N”, in base alla quale ella era stata assunta con contratto a tempo indeterminato, a decorrere dall’1 settembre 2010.

La Corte veneta precisava che il Ministero dell’Istruzione risolveva correttamente il rapporto di lavoro dando legittima applicazione alle previsioni del D.L. n. 134 del 2009, art. 1, comma 4-octies e ss. convertito dalla L. n. 167 del 2009, per la cui attuazione è stato emesso il D.M. n. 165 del 2010.

Precisava, inoltre, l’insussistenza delle condizioni per invocare l’efficacia riflessa del giudicato di cui alla sentenza del Tribunale di Agrigento che riconosceva all’insegnante il grado di invalidità pari al 49% a partire dal marzo 2011, cui seguiva iscrizione nelle liste speciali di collocamento.

Anche se l’accertamento di invalidità della donna è stato svolto dal Tribunale, la pubblica amministrazione può verificare l’esistenza dei requisiti per la fruizione della “riserva N” nella graduatoria ad esaurimento.

La CTU Medico-legale svolta nel procedimento di primo grado veniva disposta proprio per stabilire la misura percentuale di invalidità della docente perchè, a fronte della produzione del verbale della Commissione medica di Vicenza dal quale risultava l’inesistenza della percentuale richiesta per la “riserva N”,  l’interessata produceva una consulenza di parte e una CTU svolta davanti al Tribunale di Agrigento le cui conclusioni erano diverse.

Difatti, il Tribunale di Vicenza ha aderito alle conclusioni della CTU disposta che accertava nella misura del 35% il grado di invalidità dell’insegnante e il medesimo risultato del 35% veniva stabilito anche dalla Commissione Medica di Venezia all’esito del controllo a campione effettuato dalla pubblica amministrazione.

In definitiva, il giudizio di merito ha accertato una percentuale di invalidità inferiore a quella del 45% necessaria per la “riserva N” originariamente erroneamente riconosciuta.

La donna ricorre in Cassazione che rigetta integralmente le impugnative.

Viene ricordato che la normativa di cui al D.L. n. 134 del 2009 – nello specifico settore della Scuola- ha attribuito all’INPS la funzione di accertamento della permanenza dei requisiti sanitari che hanno dato luogo alla concessione dei benefici economici agli invalidi civili, ciechi civili e sordi.

L’Inps è quindi legittimato a svolgere verifiche straordinarie in materia di riconoscimento dell’invalidità civile allo scopo di accertare la permanenza del possesso dei requisiti sanitari per usufruire dei trattamenti economici.

Si tratta, pertanto, di un tipo di verifiche diverse da quelle denominate ordinarie, che si riferiscono ad ogni accertamento medico che successivamente all’attribuzione dello stato di invalidità civile è diretto a verificare la perdurante persistenza dei requisiti di carattere sanitario.

E a ciò viene aggiunto che la situazione di invalido civile del dipendente pubblico condiziona non solo la regolarità dell’assunzione, ma anche la permanenza dell’efficacia del rapporto, che si fonda sul regime speciale riconosciuto ai dipendenti oggettivamente svantaggiati e che per questo esige la persistenza della condizione che legittima l’applicazione della disciplina di favore, anche a tutela di soggetti effettivamente invalidi e non avviati al lavoro.

A ciò consegue che l’Amministrazione, in seguito all’instaurazione del rapporto con l’invalido, può verificare la permanenza dei requisiti soggettivi che ne hanno imposto l’assunzione obbligatoria, essendo titolare del relativo potere e, a maggior ragione, del dovere di verificare la legittimità della prosecuzione del vincolo, ogniqualvolta sospetti la mancanza (anche sopravvenuta) delle condizioni di applicabilità di questa disciplina.

Ne discende l’assoluta conformità alle disposizioni di legge del sistema adottato dall’Inps per le verifiche straordinarie e viene ribadito che l’iniziativa di verifica delle condizioni di salute dell’invalido civile può anche essere presa dalle autorità scolastiche che sono legittimate ad avviare verifiche “a campione”.

Quindi, il contratto di lavoro tra l’amministrazione scolastica e l’insegnante è divenuto nullo, come correttamente acclarato dai Giudici di merito.

L’atto con il quale l’Amministrazione revochi un’assunzione a seguito dell’inosservanza dell’ordine di graduatoria “equivale alla condotta del contraente che non osservi il contratto stipulato ritenendolo inefficace perchè affetto da nullità, trattandosi di un comportamento con cui si fa valere l’assenza di un vincolo contrattuale”.

Sulla base di tale principio si è ritenuto che, nel settore scolastico, fossero affetti da nullità “virtuale” i contratti stipulati in violazione delle norme speciali che disciplinano le modalità di reclutamento,  e il principio è stato esteso anche all’ipotesi dell’individuazione del contraente sulla base di una graduatoria diversa da quella utilizzabile secondo il sistema di reclutamento imposto dal legislatore, perchè si è sottolineato che anche in tal caso il contratto viene ad essere stipulato con soggetto privo del necessario requisito.

Pertanto, l’atto con cui la P.A. revoca un’assunzione con contratto a tempo indeterminato o determinato, sul presupposto della nullità dell’atto di conferimento per violazione dell’ordine della graduatoria, determina la nullità del contratto di lavoro stipulato illegittimamente.

A maggior ragione nell’ipotesi  in cui la P.A. dispone la risoluzione del contratto a tempo indeterminato concluso in base al mancato rispetto delle quote di riserva, imposte per legge, a tutela non solo dell’interesse pubblico di cui all’art. 97 Cost., ma anche delle situazioni di tutti coloro che possono legittimamente fruire della riserva e così esercitare i diritti fondamentali riconosciuti ai disabili per l’inserimento nel lavoro.

La Suprema Corte ritiene corretta la decisione del Giudice d’Appello e rigetta integralmente il ricorso.

Avv. Emanuela Foligno

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