Respinto il ricorso di un uomo contro la sentenza di condanna per lesioni colpose a causa dell’aggressione di una donna da parte del proprio labrador

Era accusato di aver contravvenuto agli obblighi di custodia del suo cane (di razza labrador) il quale si si era avventato contro una donna facendola cadere a terra e provocandole lesioni personali per le quali veniva ricoverata in Pronto soccorso, con prognosi riservata, quindi trasferita in ospedale, da dove veniva dimessa dopo circa 10 giorni.

Il proprietario dell’animale veniva condannato in sede di merito per il reato di lesioni colpose, condannandolo alla pena di giustizia e al risarcimento dei danni in favore della parte civile costituita.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte per la cassazione della sentenza impugnata l’uomo lamentava che il giudice di appello avesse omesso di indicare, con la dovuta completezza, gli elementi probatori di fatto e di diritto utili a giustificare una declaratoria di responsabilità.

Il Tribunale – a suo avviso – aveva ritenuto, illogicamente, che l’animale appartenesse alla sua famiglia e che conseguentemente in capo all’imputato vi fosse la posizione di garanzia e in specie l’obbligo di custodia.

Gli Ermellini, tuttavia, con la sentenza n. 27876/2020, hanno ritenuto la doglianza generica e manifestamente infondata. Le pronunce di merito avevano infatti motivato adeguatamente, sulla base del compendio probatorio, la responsabilità del prevenuto, trattandosi del soggetto proprietario del cane, tenuto pertanto all’obbligo di non lasciarlo libero e di custodirlo con le debite cautele.

La proprietà del cane era stata razionalmente desunta dalla circostanza riferita univocamente dai testi escussi che l’uomo era solito portare quotidianamente il cane al guinzaglio, a dimostrazione della relazione di affezione e possesso dell’animale da cui derivava l’obbligo di non lasciare libero l’animale o comunque di custodirlo con le debite cautele per evitare aggressioni a terzi.

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