Il Consiglio di Stato ha manifestato dubbi circa la compatibilità della norma di diritto interno che prevede la limitazione dell’accesso al concorso notarile ai soli aspiranti che non abbiano ancora compiuti gli anni cinquanta alla data del bando, con il principio di non discriminazione in base all’età di derivazione europea

La limitazione al concorso in base all’età

La ricorrente, di età superiore a cinquanta anni, aveva impugnato dinanzi al T.a.r. per il Lazio il decreto del Ministero della Giustizia che aveva indetto il concorso per esami a 500 posti di notaio, nella parte in cui era previsto quale limite per la partecipazione il limite massimo di età di cinquanta anni.

Tale limitazione costituirebbe violazione del principio di non discriminazione fondato sull’età, di derivazione europea, codificato all’art. 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea ed all’art. 10 del TFUE, e previsto dall’art. 6 della Direttiva del Consiglio 2000/78/CE del 27 novembre 2000, recepita nell’ordinamento interno dal D.Lgs. n. 216/2003.

Ai sensi dell’art. 6 della direttiva 2000/78/CE, è consentita una disparità di trattamento basata sull’età solo se risulti oggettivamente e ragionevolmente giustificata da una “finalità legittima”, che lo Stato membro potrebbe invocare se proporzionata ed idonea al raggiungimento degli obiettivi da perseguire, mentre la norma sul limite di età per l’accesso alla professione notarile, secondo la ricorrente non avrebbe alcuna giustificazione nella legge che lo prevede (L. 1365/1923) e tantomeno nelle leggi ordinamentali riguardanti altre categorie, come quella di magistrato o avvocato dello Stato, per le quali è stata da tempo abrogata ogni disposizione relativa al limite di accesso in base all’età.

Nell’ambito della normativa europea, hanno rilievo anche:

– l’art. 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, che vieta discriminazioni basate sull’età;

– l’art. 10 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, secondo cui, nella definizione e nell’attuazione delle sue politiche ed azioni, l’Unione mira a combattere le discriminazioni basate sull’età;

In tale contesto, l’art. 1, comma 3, lett. b), della legge n. 1365 del 1926, come sostituito dall’art. 13 del d.lgs. n. 166 del 2006, prevede che per l’ammissione al concorso notarile gli aspiranti non devono avere compiuto gli anni cinquanta alla data del bando di concorso.

La questione è stata rimessa al Consiglio di Stato (ordinanza n. 8154/2019)

Il Collegio ha ritenuto che le argomentazioni della parte ricorrente non consentono la disapplicazione della norma interna, in quanto le ragioni dell’eventuale contrasto con il diritto dell’Unione non sono immediate, né sufficientemente chiare, precise ed incondizionate.

In primo luogo, la direttiva 2005/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 7 settembre 2005, sul riconoscimento delle qualifiche professionali, stabilisce all’art. 2 che essa si applica a tutti i cittadini di uno Stato membro che vogliano esercitare, come lavoratori subordinati o autonomi, compresi i liberi professionisti, una professione regolamentata in uno Stato membro diverso da quello in cui hanno acquisito le loro qualifiche professionali (comma 1), mentre non si applica ai notai nominati con atto ufficiale della pubblica amministrazione (comma 4).

Pertanto, – ha affermato il Consiglio di Stato – occorre innanzitutto accertare se la disciplina sull’accesso all’esercizio della funzione notarile in uno Stato membro debba essere necessariamente oggetto di armonizzazione tra il diritto nazionale di quello Stato ed il diritto europeo.

Inoltre, il richiamato art. 6 della direttiva 2000/78/CE del Consiglio del 27 novembre 2000, rubricato “giustificazione delle disparità di trattamento collegate all’età”, stabilisce che gli Stati membri possono prevedere che le disparità di trattamento in ragione dell’età non costituiscano discriminazione laddove esse siano oggettivamente e ragionevolmente giustificate, nell’ambito del diritto nazionale, da una finalità legittima, compresi giustificati obiettivi di politica del lavoro, di mercato del lavoro e di formazione professionale, e i mezzi per il conseguimento di tale finalità siano appropriati e necessari.

Cionondimeno i giudici del Consiglio di Stato hanno manifestato dubbi sulla compatibilità dell’art. 1, comma 3, lett. b), della legge n. 1365 del 1926, come sostituito dall’art. 13 del d.lgs. n. 166 del 2006, con il diritto dell’Unione europea rilevante in tema di disparità di trattamento collegate all’età.

La questione pregiudiziale

Ciò in quanto, si potrebbe ritenere – come sostenuto dalla ricorrente – che la disposizione del diritto interno, nell’ammettere al concorso per il conferimento dei posti notarili i soli aspiranti che non abbiano compiuto cinquanta anni alla data del bando di concorso, non si basi su alcuna oggettiva e ragionevole giustificazione ispirata da una finalità legittima.

In altri termini, si potrebbe ritenere che la norma di legge dello Stato italiano ponga una discriminazione relativa all’età per il possibile conseguimento delle funzioni notarili, in assenza di una finalità legittima, comportando una disparità non consentita della direttiva CE in materia.

Pertanto, la questione è stata rimessa alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea affinché accerti , “se l’art. 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, l’art. 10 TFUE e l’art. 6 della Direttiva del Consiglio 20007/8/CE del 27 novembre 2000, nella parte in cui vietano discriminazioni in base all’età nell’accesso all’occupazione, ostino a che uno Stato membro possa imporre un limite di età all’accesso alla professione di notaio”.

In attesa della pronuncia della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, ai sensi dell’art. 79, comma 1, c.p.a., il processo instaurato dalla parte appellata è stato sospeso.

Avv. Sabrina Caporale

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