La condotta del medico, benché non conforme alle linee guida, non ha avuto alcuna influenza sulla morte del paziente

Nonostante la violazione delle linee guida e delle buone prassi da parte del medico, questo non può essere considerato responsabile della morte del paziente, se questa si sarebbe comunque verificata oltre ogni ragionevole dubbio. Nel caso di specie, un paziente con sintomi assimilabili a quelli dell’infarto si recava in pronto soccorso; il medico non ha ritenuto necessario effettuare un elettrocardiogramma né mettersi in contatto con l’UTC. Il paziente è deceduto nel giro di breve tempo. Durante il processo è stato verificato che qualsiasi accertamento diagnostico, che secondo buona prassi avrebbe dovuto essere eseguito, sarebbe stata una inutile perdita di tempo, in quanto il paziente, affetto da ipertrofia eccentrica cardiaca sarebbe comunque deceduto.

La condotta del medico, quindi, benché non conforme ai protocolli non ha avuto alcuna influenza sulla morte del paziente. Questo significa che tra la condotta negligente del medico e l’evento lesivo non si è stabilito alcun nesso causale.

Non essendo stata tracciata la condotta omissiva e negligente del medico, i comportamenti errati del medico in quanto negligenti o omissivi vengono definiti come non verificati o comunque considerati come irrilevanti.

Anche la contestazione del mancato uso del defibrillatore non si pone come risolutiva in quanto l’uso di tale strumento non necessariamente garantisce il ripristino dell’attività elettrica cardiaca, senza contare che non tutti gli eventi aritmici sono defibrillabili.

La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 43794/2018, ha pertanto confermato la decisione del giudice di merito, rilevando come la stessa fosse “logica, congrua e priva di aporie”, specificando altresì che le condizioni del paziente cui è accaduto l’evento acuto erano particolarmente delicate, essendo il paziente in un equilibrio emodinamico complicato e precario, e che ai fini della valutazione non rilevasse che le condizioni dello stesso paziente, qualche mese prima dell’evento, fossero nettamente migliori e l’equilibrio emodinamico fosse più stabile.

Avv. Claudia Poscia

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