Il deposito, se non regolato da autonomo accordo tra officina e cliente, è accessorio al contratto di prestazione d’opera

La Cassazione, con l’ordinanza 17918/2020, è intervenuta a proposito della presunzione che il contratto di deposito sia insito nel contratto d’opera. Il caso di specie riguarda la consegna all’officina di una automobile affinché venissero eseguite talune riparazioni. Il proprietario del veicolo lamentava il fatto che le riparazioni richieste di fatto non furono mai eseguite e che a causa della negligenza del meccanico egli fosse stato costretto ad acquistare un’altra autovettura.

Trascorso un certo tempo, il meccanico diffidava il cliente, intimandogli di procedere al ritiro della propria auto e al pagamento contestuale dei canoni relativi al deposito e custodia dell’autovettura presso i locali dell’officina. Il Giudice di pace adito rigettava la domanda del meccanico, sostenendo che il contratto concluso tra quest’ultimo e il suo cliente fosse di prestazione d’opera e non di deposito e custodia.

Anche il giudice del gravame conveniva sul fatto che il contratto fosse d’opera, e che il deposito non fosse una prestazione a sé stante ma funzionale al compimento delle riparazioni richieste, aggiungendo che in ogni caso nulla era stato convenuto circa un eventuale contratto di deposito e custodia.

Il meccanico, dunque, decideva di adire la Suprema Corte lamentando che a suo giudizio nel momento in cui un veicolo veniva lasciato ad una officina perché fossero eseguite delle riparazioni, si perfezionava un contratto misto in parte d’opera e in parte di deposito. La valutazione della Suprema Corte muove dall’individuazione preliminare del principale interesse delle parti, che è senza dubbio la riparazione del veicolo.

Da questo discende il fatto che  l’obbligo di custodia e deposito in capo al titolare dell’officina sia accessorio rispetto all’obbligazione principale; ovvero detto in altre parole affinché sia possibile eseguire le riparazioni, l’officina deve tenere in custodia il veicolo per il tempo necessario allo svolgimento dell’opera richiesta. In buona sostanza quindi il deposito si profila come accessorio e strumentale all’esecuzione dell’obbligazione principale e non come oggetto di autonoma obbligazione. Rilevava la Corte d’appello inoltre che alcun accordo era intercorso tra le parti circa il deposito e pertanto dovesse considerarsi concluso solo il contratto di prestazione d’opera.

La Corte di Cassazione quindi rigettava il ricorso del meccanico, dichiarando le doglianze da questo espresse infondate.

                                                                       Avv. Claudia Poscia

Hai vissuto una situazione simile? Scrivi per una consulenza gratuita a redazione@responsabilecivile.it o invia un sms, anche vocale, al numero WhatsApp 3927945623

Leggi anche:

Gli airbag non funzionano: esclusa la responsabilità dell’officina

- Annuncio pubblicitario -

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui