La movimentazione dei carichi e il sollevamento dei pesi sono collegabili alla spondilodiscoartrosi e all’attività lavorativa svolta (Tribuna di Rieti, Sezione Lavoro, Sentenza n. 92/2021 del 20/04/2021-RG n. 349/2017)

La lavoratrice, che ha svolto le mansioni di Operatore socio sanitario a partire dal 31.7.1988, per 6 giorni lavorativi alla settimana e per almeno 8 ore giornaliere, conviene in giudizio l’Inail chiedendo il riconoscimento dell’origine professionale della tecnopatia denunciata in data 13.7.2016 (“Spondilodiscoartrosi della colonna L-5 con ampie protrusioni discali L4 -L5, L5 -S1”) e della conseguente misura dei postumi permanenti pari al 16%.

Si costituisce in giudizio l’Inail deducendo l’infondatezza della domanda e chiedendone il rigetto.

La causa viene istruita con prove testimoniali, CTU Medico-Legale e CTU ambientale ed, esaurita la fase istruttoria, il Giudice ritiene la domanda fondata.

Dalle prove testimoniali è emersa la continua esposizione al rischio da movimentazione manuale dei carichi cui veniva sottoposta giornalmente l’Operatrice Socio Sanitaria.

In particolare, uno dei testi, ha dichiarato: “cap. a) Confermo per la prima parte; ADR: Confermo che svolgeva mansioni di operatore socio sanitario, con quell’orario di lavoro indicato in ricorso. Cap. b):Confermo. ADR: C’erano due sedute operatorie, ed erano anche 10 pazienti a seduta; ADR: a volte se non potevano andare in carrozzina si portavano in ambulanza ma andava sempre con l’ausiliario; il servizio di ambulanza è molto difficoltoso; ADR: i medicinali venivano trasportati con un carrellino; ADR: nell’arco della giornata non so dire quante volte sollevava tali carichi; in genere veniva fatto tutte le mattine; ADR: non era la mansione esclusiva; ADR: c’erano circa 27 letti da pulire; a volte si macchiava anche il materasso di sangue e veniva incartato e portato via manualmente; ADR: c’erano due infermieri professionali in quel reparto e si occupano di accudire il malato, fare la terapia, medicazioni, mette flebo, pulisce per non lasciare sporco nel caso di vomito; ADR: lo spostamento dei pazienti lo fanno anche gli infermieri se non c’è l’ausiliario; ADR: intervallo di tempo per il trasporto tra un paziente e un altro non si può quantificare, come detto, erano circa 10 ad ogni seduta”.

Altro teste ha dichiarato: “Cap. a) Confermo, aggiungo che c’era anche il reparto di chirurgia orale; ADR: confermo anche l’orario di lavoro anche se a volte erano molte di più anche 13 ore. Cap. b): confermo a volte dovevamo portarli a spalla quando l ‘ascensore non funzionava; ADR: di solito erano in media 4 pazienti al giorno; ADR per movimentazione dei pazienti in carrozzina in un pomeriggio potevano essere uno o due o tre pazienti al giorno; poi ci hanno assegnato anche un veicolo; ADR: per trasporto dei medicinali avevamo un carrello attraversando viale regina Elena e c’era di tutto, anche lenzuola, scatoloni di flebo, materiali di pulizia come taniche da 25 litri ecc..; ADR: le taniche di 25 litri venivano trasportate ogni 15 giorni circa, ma venivano movimentate ogni giorno; ADR: confermo pulizia plafoniere, letti, comodini e altro; ADR: confermo la movimentazione dei sacchi di biancheria, sacchi di immondizia ecc. Spesso capitava che con la barella vuota andavamo a caricare di tutto anche armadi dismessi, legati a mano sulla barella; ADR: c’erano tre ausiliari per ogni turno ma non eravamo mai in tre. ADR: nei giorni di sala operatoria c’erano le altre persone che ci davano una mano, altrimenti era impossibile; ADR: quando venivano spostati i pazienti se erano della maxillo facciale venivano spostati sulla barella, mentre quelli di odontoiatria si spostavano autonomamente a piedi oppure sulla carrozzina”; sul cap. d) confermo; facevamo tutto a mano, prendevamo i secchi dell’acqua ecc .”.

Ancora, altro teste ha confermato che la ricorrente provvedeva al carico e scarico e trasporto con autovettura da Rieti di tutti i medicinali necessari per l’intera settimana nonché degli scatoloni da 5 Kg ciascuno contenenti rifiuti speciali, flebo, nutrizioni ed impegnative. Nello specifico la teste ha dichiarato: – sul cap. c: “vero; ADR : io stavo a scelta-revoca e rilasciavo esenzioni, però la struttura è talmente piccola che vedevo la ricorrente; ADR durante la giornata lavorativa la ricorrente si occupava di varie cose, se doveva andare in direzione o se bisognava spostare un mobile o qualcosa di pesante chiamavano sempre lei; poi c’erano delle ricette che non erano state messe a posto, in scatoloni pesanti, che ha fatto tutto da sola, credo nel 2011 ha subito anche un’operazione per gli sforzi che faceva; li doveva prendere, sollevare, tutto da sola; ADR: per esempio se cadeva dell’acqua doveva pulire anche se c’era il personale addetto; ADR: c’erano solo ambulatori specialistici, per es. otorino, ortopedico, diabetologo, oculista ecc..; ADR: se l’infermiere non ce la faceva chiamavano la ricorrente per aiutare nell’ambulatorio, la mandavano anche al consultorio di Borgorose a portare i pacchi di ricette o tutto ciò che serviva; la tenevano a disposizione; ADR la movimentazione di scatoloni avveniva sempre perché c’era solo lei; ADR: in un giorno di lavoro quanti scatoloni portava? Anche una ventina di scatoloni. Lei doveva spostare questi scatoloni e doveva rimetterli in ordine, catalogava le ricette; a vederli erano pesanti io non ce l’avrei fatta; ADR: era tutta roba vecchia ammucchiata che andava sistemata. ADR: lo scatolone era grande e non c’erano muletti ma solo un carrellino che non sempre prendeva; ADR: doveva prenderlo, ordinarlo e portarlo in un’altra stanza”.

La CTU ambientale ha concluso: “molto probabile che la Signora sia stata esposta nello svolgimento del proprio lavoro dal 1988 ad oggi a: – indici di rischio per Movimentazione Manuale dei Carichi (MMC) superiori ai limiti di legge (IS>1) comprensivo del rischio di assunzione di Posture Incongrue; – rischio di Vibrazioni trasmesse al Corpo Intero (WBV) superiori ai limiti di legge (A(8) > 0.5); – Azioni di Spinta e/o Tiro superiori ai limiti di legge (indice sintetico di rischio > 1,25)”.

La CTU Medico-Legale ha concluso confermando l’origine professionale della patologia: “La sig.ra è affetta da “Spondilodiscoartrosi lombare in soggetto con esiti di intervento di discectomia L5 -S1″, patologia di origine professionale e produttiva di danno biologico (ex D. Lgs. 38/2000) stimabile nella misura del 10%”.

Il Tribunale condivide, e fa proprie, entrambe le Consulenze d’Ufficio e le pone a base della decisione ritenendo accoglibile il ricorso della lavoratrice con conseguente condanna in danno dell’Istituto alla prestazione previdenziale tenendo conto della misura dei postumi permanenti accertati pari al 10%.

Le spese di lite, e quelle di CTU, seguono la regola della soccombenza.

In conclusione, il Tribunale di Rieti, in funzione di Giudice del lavoro, accoglie il ricorso e dichiara la natura professionale della tecnopatia contratta dalla ricorrente e condanna l’Inail al pagamento delle prestazioni previste dalla legge dalla data della domanda, parametrate ad un grado di invalidità del 10%, con rivalutazione monetaria ed interessi legali.

Condanna, altresì, l’Inail al pagamento delle spese di lite liquidate in euro 2.270,00, oltre accessori e pone a carico dell’Inail le spese di entrambe le CTU.

Avv. Emanuela Foligno

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