Malattia professionale per turni massacranti.  La Corte d’Appello di Brescia rigettava l’appello proposto dal lavoratore nei confronti della Azienda Ospedaliera Carlo Poma di Mantova avverso la sentenza del Tribunale di Mantova (Cassazione Civile, sez. lav., 08/02/2022, ud. 25/11/2021, dep. 08/02/2022, n.3976).

Malattia professionale per turni massacranti. Il lavoratore, medico specializzato, aveva agito in giudizio chiedendo la condanna dell’Azienda al pagamento della somma di Euro 112.218,66 per differenze e contributi e di Euro 284.279,90 per danni non patrimoniali, in conseguenza dell’attività lavorativa prestata presso l’Ospedale di Pieve di Coriano, in forza di una serie di contratti per prestazioni libero-professionali aventi ad oggetto lo svolgimento di attività sanitarie di guardia medica.

Il Tribunale affermava, per il primo periodo, la sussistenza di un rapporto di collaborazione professionale e non di lavoro subordinato, e per il secondo periodo l’inapplicabilità del D.Lgs. n. 368 del 2001 al dirigente medico.

Quanto al risarcimento dei danni non patrimoniali di malattia professionale per turni massacranti, la Corte d’Appello ha affermato che non sussistevano tali “ turni massacranti”  e che la lamentata perdita di occasioni di lavoro, dedotta dal Medico, non era imputabile alla Amministrazione e che non vi era prova né della promessa di assunzione fatta dal primario, né prova concreta del danno, dell’illecito o del nesso causale.

Il lavoratore ricorre in Cassazione.

Per quanto qui di interesse, con il secondo motivo di ricorso il lavoratore deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 2087 c.c., e censura il rigetto della domanda risarcitoria per la lesione del diritto alla salute a causa della malattia professionale per turni massacranti.

La Corte d’Appello, senza svolgere un rigoroso esame dei turni effettivamente svolti secondo le indicazioni della giurisprudenza di legittimità, si era soffermata solo sull’analisi del periodo successivo al 2004, su una valutazione mediana inidonea ad apprezzare non solo gli accadimenti anteriori, ma altresì anche la concreta organizzazione successiva, caratterizzata da prolungati periodi in cui al Medico venivano richiesti oltre 15 turni mensili, tutti notturni, ovvero più di una notte su due.

Sempre secondo il ricorrente, la Corte di merito escludeva ogni responsabilità in capo alla Struttura, per la dedotta malattia professionale per turni massacranti, in ragione delle concrete modalità di svolgimento dell’attività, avendo il lavoratore effettuato nel periodo 2004-2008 la maggior parte dei turni in occasione di festività, trattandosi di elemento insufficiente ad integrare modalità usuranti e comunque frutto di una libera scelta dello stesso, atteso che il calendario dei turni sarebbe stato concordemente stabilito dai Medici.

Ciò, contrasta, ad avviso del ricorrente, con la giurisprudenza di legittimità che non dà rilievo alla scelta del lavoratore atteso che ciò non esime il datore dall’ adottare tutte le misure idonee alla tutela della integrità psico-fisica del lavoratore.

Gli Ermellini ribadiscono che l’art. 2087 c.c. non configura un’ipotesi di responsabilità oggettiva, sicché incombe al lavoratore che lamenti di avere subito a causa dell’attività lavorativa svolta un danno alla salute, l’onere di provare l’esistenza di tale danno, la nocività dell’ambiente o delle condizioni di lavoro ed il nesso tra l’uno e l’altro.

La Corte d’Appello ha affermato, facendo corretta applicazione di tali principi relativi all’onere della prova, che i presupposti di fatto che integrano la prova gravante sul prestatore di lavoro, ai sensi dell’art. 2087 c.c., non sono stati provati.

In particolare, non risulta provata l’effettuazione del consistente maggior numero di turni prospettato dall’attore, che avrebbe dato luogo alla violazione dell’art. 2087 c.c., e alla malattia professionale per turni massacranti, conseguentemente la Corte d’Appello ha rigettato la domanda.

L’accertamento del giudice di merito costituisce un’indagine di fatto, insindacabile in sede di legittimità se sostenuta, come nella specie, da corretta e congrua motivazione.

Il ricorso viene integralmente rigettato con condanna alle spese.

La redazione giuridica

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