Accolto il ricorso di un automobilista accusato di omicidio stradale che eccepiva la validità della consulenza per mancato avviso del luogo delle operazioni peritali

Con la sentenza n. 25762/2021 la Cassazione si è pronunciata sul ricorso di un automobilista ritenuto responsabile, in sede di merito, del reato di cui all’art. 589, comma 2 cod. pen., perché con imprudenza, negligenza ed imperizia ed in violazione dell’art. 145 C.d.S., alla guida della propria auto, si immetteva su strada avente diritto di precedenza, senza dare la precedenza, nonostante il segnale di STOP, così cagionando la morte di un motociclista, il quale sopraggiungeva dal lato destro, andando ad impattare contro il veicolo, decedendo sul colpo. Nel rivolgersi alla Suprema Corte, il ricorrente lamentava l’inosservanza dell’art. 229 cod. proc. pen. per avere entrambi i giudici di merito rigettato l’eccezione di nullità della consulenza del pubblico ministero, nonostante l’assenza degli avvisi previsti dalla disposizione. Ricordava che all’atto di conferimento dell’incarico peritale da parte del pubblico ministero, era stato disposto dall’organo dell’accusa che il consulente -il quale aveva fissato l’inizio delle operazioni peritali alla data del 29 giugno 2009, senza indicare il luogo- si facesse carico di comunicare alle parti tutte le operazioni alle quali esse dovevano partecipare (visione dei veicoli ed altro) con eventuale redazione di apposito verbale. Sottolineava altresì che non vi era alcun verbale dei 29 giugno 2009, né era stato comunicato alla difesa alcun avviso di operazioni successive. Richiamava la giurisprudenza di legittimità sul mancato avviso del luogo delle operazioni peritali alle parti e rilevava che l’eccezione era stata tempestivamente proposta sin dall’udienza del 16 novembre 2010 e riproposta con i motivi di gravame; e rilevava che il mancato avviso all’imputato dell’effettivo inizio delle operazioni peritali aveva compromesso le facoltà difensive, con conseguente nullità dell’atto.

Gli Ermellini hanno ritenuto di aderire alle doglianze proposte, accogliendo il ricorso in quanto fondato.

“Invero – hanno rilevato dal Palazzaccio – dalla consultazione degli atti, cui il giudice di legittimità può procedere a fronte della formulazione di eccezioni di natura processuale, è possibile rilevare dal verbale di conferimento dell’incarico al consulente tecnico, datato 23 giugno 2009, che il Pubblico ministero concede il termine di giorni sessanta per il suo espletamento, con decorrenza dall’inizio delle operazioni peritali in data 29 giugno 2009, alle ore 9. E’ del tutto omessa l’indicazione del luogo ove le operazioni peritali avranno inizio, mentre viene previsto dal pubblico ministero l’obbligo di comunicare alle parti tutte le operazioni alle quali dovranno partecipare, con eventuale redazione di apposito verbale.

La Corte territoriale nel respingere l’eccezione di nullità della consulenza tecnica, già sollevata in prima cura, affermava che il contraddittorio era stato assicurato, essendo stato dato avviso dell’inizio delle operazioni peritali, al momento del conferimento dell’incarico, ed essendo il consulente stato escusso in dibattimento. L’assunto del giudice di appello, tuttavia, “collide con la lettura del verbale, nel cui corpo è del tutto omessa l’indicazione del luogo nel quale le operazioni peritali prenderanno avvio”.

D’altro canto – ha sottolineato ancora la Cassazione – “la mancata indicazione è accompagnata dall’onere posto a carico del consulente tecnico, da parte dell’organo conferente l’incarico, di comunicare alle parti le operazioni cui le medesime debbono partecipare, ciò rendendo evidente la necessità di integrazione dell’informazione sulle modalità concrete dello svolgimento dell’incarico”.

L’omessa comunicazione da parte del perito nominato nel corso del dibattimento del giorno, ora e luogo di inizio delle operazioni peritali, incide sul diritto di difesa, in quanto pregiudica l’eventuale esercizio della facoltà di nomina di un consulente tecnico di parte, e determina perciò una nullità di ordine generale, a regime intermedio. Sicché qualora nell’atto del conferimento dell’incarico non venga indicata la data e l’ora dell’inizio delle operazioni, solo la comunicazione fatta successivamente dal perito al difensore della parte è idonea a garantire il diritto di difesa e ciò “anche se analogo avviso non sia stato inviato al consulente già nominato”. Ed invero, “l’assenza di formalità in ordine alla continuazione delle operazioni peritali, prevista al comma secondo dell’art. 229 cod. proc. pen., riguarda la parte già informata di tempo e luogo di inizio delle predette operazioni, momento in cui si instaura il rapporto con il perito, di seguito informale. Ne consegue che l’art. 229, comma secondo, cod. proc. pen., non si applica all’ipotesi di mutamento delle indicazioni del perito in ordine all’inizio delle operazioni peritali, mutamento che deve essere direttamente comunicato dal perito a ciascuna parte facoltizzata a presenziare.

Solo successivamente, dunque, al completo avviso dato a verbale in ordine al giorno, luogo ed ora fissati per l’inizio delle operazioni peritali, e solo se le modalità indicate non mutino prima dell’inizio, non configura nullità l’omessa ulteriore comunicazione formale ai difensori e consulenti tecnici di parte circa il giorno e l’ora di prosecuzione delle operazioni fuori dell’ufficio, gravando sui difensori l’onere di procurarsi le necessarie informazioni, attesa la differente formulazione testuale del secondo comma dell’art. 229 cod. proc. pen., rispetto a quella del primo comma del medesimo articolo.

Nel caso in esame, dunque, doveva ritenersi che la consulenza tecnica affidata dal pubblico ministero con il verbale del 29 giugno 2019 fosse affetta da nullità, né la nullità della consulenza poteva essere superata dall’escussione del consulente in giudizio, trattandosi di atto derivato dall’atto nullo.

La redazione giuridica

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