Il Ministro ha valutato positivamente le richieste del Sindacato dei medici ambulatoriali di aumentare, a domanda, le ore degli specialisti fino al massimale orario di 38 previsto dall’Acn

Aumentare a domanda le ore degli specialisti già in servizio favorendo il raggiungimento del massimale orario dio 38 ore previsto nell’Acn e superare le incompatibilità tra pubblico e privato accreditato per non costringere i giovani specialisti ad altre scelte. Sono i due punti su cui si è focalizzato l’intervento del ministro della Salute, Roberto Speranza, al Consiglio Nazionale del SUMAI Assoprof.

Il titolare del dicastero di Lungotevere Ripa ha sottolineato il cambio di rotta in sanità arrivato con la legge di Bilancio e ha riconosciuto come la proposta avanzata dal Sindacato Unico di Medicina Ambulatoriale Italiano di utilizzare una parte di queste risorse per provare a dare ore in più agli specialisti, utilizzando anche in parte il tetto del 15% previsto per le Regioni,vada nella direzione giusta. “Possiamo lavorarci insieme” ha affermato.

Speranza ha inoltre annunciato un tavolo tecnico per riformulare le norme sull’incompatibilità.

 “Sul tema esclusività – ha detto –  oggi le cose non funzionano: dobbiamo pensare una soluzione per cui fino a un certo numero di ore è giusto che tu abbia una certa libertà di movimento, sopra un certo numero di ore è diverso”.

Soddisfatto per queste aperture il segretario generale dell’Associazione, Antonio Magi, che nel corso del suo intervento ha fatto presente al Ministro altre due criticità di natura più specifica: la necessità di lavorare in equipe territoriali e la soluzione del problema di accesso degli odontoiatri nella specialistica ambulatoriale  favorendo l’odontoiatria sociale e pubblica.

“Gli specialisti ambulatoriali convenzionati interni – ha evidenziato– da oltre 50 anni, anche prima dell’avvento del SSN, rappresentano il reale esempio dei professionisti sanitari che tutti i giorni, anche con grosse difficoltà, sono vicini ai Pazienti. Siamo presenti dalle aree metropolitane alle zone più disagiate, montagne, isole, dove vivono piccole comunità e dove non ci sono ospedali e dove certamente il privato non ha convenienza ad investire risorse. Portiamo assistenza anche nelle carceri e soprattutto a domicilio dei pazienti non autosufficienti per risolvere e prendere in carico le necessità specialistiche della popolazione senza distinzione di sesso, razza e censo. Insomma una grande risorsa per il nostro SSN”.


Leggi anche:

MEDICI LEGALI E SPECIALISTI INPS, SUMAI: SERVE NUOVO ACN

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui