È discriminatoria la non trascrizione del matrimonio di appartenenti al culto cristiano dei Testimoni di Geova

È possibile la trascrizione del matrimonio celebrato secondo il rito dei testimoni di Geova; lo ha stabilito la Suprema Corte di Cassazione nella ordinanza n. 6511/2020.

Nel caso di specie la Corte di Appello di Messina, pronunciandosi circa un reclamo proposto ai sensi del 739 cpc avverso un decreto del tribunale di Patti che negava il riconoscimento di legittimità al matrimonio dei ricorrenti, celebrato secondo il rito dei testimoni di Geova, aveva ritenuto il matrimonio non trascrivibile.

La Corte d’appello si era espressa per la non trascrivibilità del matrimonio in quanto la Congregazione cristiana dei testimoni di Geova risultava priva di intesa con lo Stato italiano.

Il matrimonio era invece stato celebrato sulla base delle prescrizioni relative ai culti ammessi dallo Stato contenute nella legge 1159 del 1929 e sussistevano le condizioni necessarie e sufficienti per procedere alla trascrizione nei registri dello Stato civile.

Tale diniego costituisce una manifesta discriminazione basata sulla religione, in quanto ritenere che una confessione religiosa seppure priva di intesa ad hoc con lo Stato italiano sia per questo manchevole dei requisiti per il riconoscimento degli effetti civili del matrimonio celebrato con quel rito è del tutto discriminatorio nei confronti degli appartenenti a questo culto.

La celebrazione era stata officiata da un ministro di culto appartenente alla “Watch Tower Bible and Tract Society of Pennsylvania”, culto ammesso nello Stato italiano in ragione del trattato di amicizia, commercio, navigazione tra la Repubblica italiana e gli Stati Uniti di America. Pertanto, la Suprema Corte di Cassazione accoglieva il ricorso del ricorrente, rinviando alla Corte d’Appello di Messina in diversa composizione anche per la regolazione delle spese del giudizio di legittimità.

                                    Avv. Claudia Poscia

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