Il numero di professionisti della sanità è in costante aumento (+63% negli ultimi 15 anni).

Aodi (Amsi): in corso la terza fase dell’immigrazione

Nel 2016 sono oltre 17.800 i medici di origine straniera che lavorano in Italia, con un aumento del 20,8% rispetto al 2011 e del 63% rispetto al 2001. Nel giro di 15 anni, in termini assoluti, il dato è aumentato di circa 7mila unità.  Sono i numeri forniti dall’Amsi (Associazione dei medici di origine straniera in Italia), in collaborazione con la Fnomceo.

Foad Aodi, presidente di Amsi e membro della Commissione Salute Globale della Fnomceo, spiega che è in corso la terza fase dell’immigrazione dei medici e dei professionisti della salute in Italia. La prima fase è quella relativa agli anni ’60, quando venivano a studiare in Italia studenti di origine straniera, di cui il 40% rimaneva a lavorare nel nostro Paese dopo la laurea. La seconda fase dell’immigrazione è quella successiva alla caduta del muro di Berlino, con un’affluenza di medici e professionisti della sanità provenienti in particolare dall’Europa dell’Est (Russia, Romania, Moldavia, Albania e Polonia) e già laureati nei loro Paesi d’origine.

Per Aodi da quatto anni siamo invece entrati nella terza fase, caratterizzata dall’arrivo di una minor quantità di studenti, a causa del numero chiuso per l’accesso ai corsi di laurea, ma da un continuo incremento di medici stranieri che lavorano in Italia, in particolare di quelli provenienti da Paesi arabi e sudamericani a fronte di una diminuzione di quelli provenienti dai Paesi dell’Est.

“La maggior parte dei medici di origine straniera lavora nel privato – evidenzia Aodi – una scelta forzata dal momento che per partecipare ai concorsi pubblici è necessario avere la cittadinanza. I medici di origine straniera che lavorano nel pubblico sono pochi e operano prevalentemente nella medicina di emergenza. Le altre branche più coperte dai medici di origine straniera sono: ginecologia; pediatria; ortopedia; fisiatria; cardiologia e chirurgia generale. La maggioranza dei medici svolgono la loro professione come medici di famiglia, pediatri convenzionati, medici generici o specialisti che lavorano presso case di cura, cliniche, centri di fisioterapia, centri di analisi e laboratorio convenzionati e privati”.

Ci sono poi numerosi liberi professionisti, dentisti e odontoiatri, così come cresce anche il numero delle ginecologhe provenienti da Libano, Iran, Somalia e dai Paesi africani. Tra gli altri professionisti della salute dalle ultime statistiche emerge, invece, che gli infermieri di origine straniera sono più di 37.000, perlopiù provenienti dai Paesi dell’Est; i fisioterapisti sono più di 3.500 e arrivano prevalentemente dai Paesi arabi, africani e sudamericani, mentre i farmacisti sono oltre 2000. In tutti questi casi il settore di impiego è quello privato, vista l’impossibilità di partecipare ai concorsi pubblici.

“Il nostro impegno – conclude il presidente dell’Amsi – continua a favore di tutti, dei professionisti della sanità che esercitano in Italia e dei loro colleghi di origine straniera, senza mai creare concorrenza o rivalità nel mercato del lavoro e combattendo così la fuga dei cervelli all’estero, la medicina difensiva e il precariato”.

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