Il Sindacato Medici Italiani chiede alla Regione che le Aziende sanitarie non vengano lasciate libere di adottare procedure organizzative che prevedano l’integrazione del personale medico della Medicina di urgenza

 “Il 118 è diventato ‘il grande malato’ della Sanità toscana: nessun piano di riordino, necessario per l’evoluzione tecnologica del sistema, che tutti i sindacati chiedono da anni” Ad affermalo è il segretario regionale Toscana del Sindacato Medici Italiani, Nicola Marini, alla luce delle ultime scelte in tema di medicina di urgenza dell’Ente regionale. Per il rappresentante sindacale “il festival dell’incoerenza e dell’ignavia sul sistema di Emergenza Urgenza continua”.

Il riferimento, in particolare, è alla nuova legge sulla vigilanza del trasporto sanitario, che prevede una riduzione degli equipaggi delle ambulanze, nonché alla mancata attivazione dei corsi regionali di idoneità indispensabili per ogni medico che intenda lavorare nel 118. Circostanza, quest’ultima, che date le gravi carenze di organico, rischia di tradursi nella chiusura delle postazioni medicalizzate su territorio, con gravi danni per la cittadinanza che verrà privata di un servizio fondamentale per la vita e la salute.

Marini evidenzia ancora come l’accordo 925/19, condiviso con i sindacati e siglato a novembre scorso, venga “spudoratamente smentito da procedure organizzative aziendali di integrazione del personale medico tra Emergenza e Pronto Soccorso”.

L’accordo, infatti, escludeva nettamente e chiaramente, per il medico 118, il doppio lavoro in contemporanea tra PS e emergenza territoriale.

Una decisione logica – secondo lo SMI – in quanto “il senso comune insegna che fare due cose diverse, oltretutto a distanza spazio-temporale, aumenta il rischio di errore e ne diminuisce l’efficienza”.

Anche dal punto di vista giurisprudenziale, peraltro, una recente sentenza del giudice del lavoro del tribunale di Firenze ha dichiarato illegittime le “mansioni promiscue” di Pronto Soccorso e di emergenza territoriale, in quanto “espone i medici stessi a rilevanti rischi anche di natura penale qualora non eseguano correttamente le prestazioni mediche con pericolo di danni per i pazienti”.

E invece la Regione Toscana, in base alla denuncia del Sindacato Medici Italiani, lascerebbe le Aziende libere di perseguire, zona per zona, questo progetto, con “gravi rischi per la salute dei cittadini che siano in PS o sul territorio”, oltre che “proteste degli utenti per l’allungamento dei tempi di attesa” e “rischi professionali per i medici costretti a subire queste illegittime procedure di lavoro contemporaneo e promiscuo”.

Il Sindacato Medici Italiani, quindi, confida che la regione Toscana prenda finalmente in mano il ‘Pianeta 118’ e dia inizio ad un percorso, più volte richiesto, con i Sindaci, i Dirigenti dei Dipartimenti Emergenza Urgenza e dei Direttori delle Centrali Operative,  i rappresentanti sindacali delle organizzazioni mediche ed infermieristiche e faccia recedere le Aziende da questi “spunti organizzativi irragionevoli, inefficienti, illegittimi”, guardando primariamente alla salvaguardia della salute e della vita dei cittadini, all’efficacia dei servizi, alla sicurezza degli operatori sanitari, al consenso popolare e non più ai risparmi sui costi.

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