Secondo la famiglia, una diagnosi tempestiva avrebbe potuto salvare la ragazza, morta per un tumore osseo denominato sarcoma di Ewing nel gennaio 2017

Più di tre milioni di euro. E’ la richiesta di risarcimento avanzata nei confronti dell’Asl Abruzzo 1 dalla famiglia di una ragazza di appena 14 anni, morta per un tumore osseo denominato sarcoma di Ewing nel gennaio del 2017.

La ragazza era pienamente consapevole della sua malattia. Eppure, dopo mesi di agonia, fino alla fine non aveva smesso di lottare, decidendo anche di sottoporsi a un ulteriore ciclo di chemioterapia, nonostante le fosse stato sconsigliato perché le speranze di sopravvivere erano ridotte al lumicino. Come riporta il Messaggero, aveva anche dato disposizioni alla madre sul proprio funerale e sulla propria sepoltura.

I parenti, tuttavia, sono convinti che dietro al calvario della giovane paziente ci possa essere una responsabilità dei medici che l’avevano visitata, con specifico riferimento a un presunto “gravissimo, colpevole ed inescusabile ritardo nella diagnosi” della neoplasia.

Più specificamente la condotta complessivamente tenuta dai sanitari sarebbe stata connotata “da totale negligenza e gravissima imperizia, in particolare nella fase dell’approccio diagnostico, con il conseguente significativo ritardo di ben 17 mesi dall’insorgenza della sintomatologia, reiteratamente lamentata dalla giovanissima ma del tutto ignorata”.

La 14enne lamentava un dolore al braccio. Eppure, nonostante i ripetuti accessi presso la struttura sanitaria e la consultazione di vari specialisti, non sarebbe stata sottoposta ad alcuna indagine strumentale specifica, come ad esempio una risonanza magnetica dell’intero arto destro dolente.

A detta della famiglia, una diagnosi tempestiva avrebbe potuto salvarla. Tanto più che la sua giovane età costituiva un ulteriore fattore prognostico favorevole. Invece, il ritardo diagnostico – secondo l’ipotesi accusatoria – avrebbe compromesso in maniera irreversibile le sue chance di sopravvivenza. Da li la decisione di chiamare in causa l’Azienda sanitaria per ottenere il ristoro del danno subito.

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