Militare di leva deceduto a causa della meningite contratta in caserma viene equiparato, in punto di trattamenti previdenziali, alle vittime del dovere (Cass. Civ., sez. lav., 1 aprile 2022, n. 10631).

Militare di leva deceduto viene equiparato alle vittime del dovere.

La Corte d’Appello di Venezia, a conferma della pronuncia del Tribunale di Treviso, ha rigettato la domanda proposta dai familiari del defunto, finalizzata alla concessione dei benefici assistenziali di legge in quanto superstiti del militare di leva deceduto a seguito di meningite contratta per contagio all’interno dell’infermeria, ove si era recato per sottoporsi ad una visita medica.

La Corte territoriale, disattendendo la domanda attrice, non ha riconosciuto al militare di leva deceduto la qualifica di soggetto equiparato a vittima del dovere, ritenendo che la L. n. 266 del 2005, art. 1, comma 564, imponga di conferire siffatta qualifica soltanto nei confronti di eventi legati a un’attività specifica intrinsecamente pericolosa e non anche ad accadimenti derivanti dall’esposizione a un fattore letale.

In altri termini, la Corte territoriale non ha posto l’evento mortale in relazione causale e temporale con lo svolgimento dell’ordinaria attività di servizio, sostenendo che l’evento letale non si era determinato nell’ambito di una precisa missione assegnata al militare di leva, dal momento che questi non svolgeva servizio in infermeria nè come guardia ordinaria di vigilanza, in condizioni ambientali di freddo intenso, tali da determinare l’aggravamento del rischio di contagio.

I familiari del militare di leva ricorrono in Cassazione deducendo che la sentenza impugnata avrebbe ritenuto erroneamente che, non essendosi in presenza dello svolgimento di una “missione di qualunque natura”, non sarebbero configurabili le condizioni ambientali e operative tali da concretizzare quel rischio che giustifica il riconoscimento della qualifica di soggetto equiparato a vittima del dovere in capo al soggetto interessato.

Secondo i ricorrenti, le “particolari condizioni ambientali ed operative” richieste dalla legge possono essere configurate anche nel caso in cui, pur non essendovi stato uno specifico incarico o lo svolgimento di una specifica mansione, è l’attività di servizio in sé ad esporre il soggetto ad un rischio anomalo.

In definitiva, i ricorrenti sostengono che nel concetto di “missione di qualunque natura” L. n. 266 del 2005, ex art. 1, comma 564, e del D.P.R. n. 243 del 2006, art. 1 lett. b, va ricompreso anche il servizio di leva e che le “particolari condizioni ambientali e operative” in cui esso si svolge giungono fino a ricomprendere le condizioni ambientali di igiene e sicurezza; che l’omissione del dovere di sorveglianza sanitaria e di isolamento degli infetti (che nel caso in esame mangiavano insieme agli altri militari di leva e venivano ricoverati in infermeria con i colleghi non affetti da contagio) da parte dei responsabili, concretizza esattamente quel rischio specifico che giustifica il riconoscimento della qualifica dei ricorrenti quali familiari superstiti di soggetto equiparato a vittima del dovere.

Il motivo merita accoglimento.

La circostanza che il militare di leva obbligatorio, nell’impossibilità di rivolgersi a strutture sanitarie alternative, è stato, di fatto, esposto obiettivamente ad un rischio specifico in rapporto alle ordinarie condizioni di svolgimento dei suoi compiti.

I militari di leva affetti da contagio non erano tenuti in quarantena, ma ricoverati in infermeria a contatto con i militari non infetti e tale circostanza è sufficiente a configurare «la sussistenza delle particolari condizioni ambientali od operative in capo al militare di leva in servizio obbligatorio, il cui decesso è dipeso dalla ragione obiettiva che quella di rivolgersi all’infermeria della caserma costituiva una scelta necessitata, non avendo egli nessun’altra possibilità riguardo al permanere all’interno dell’infermeria e della stessa caserma.

Non si può considerare fisiologica l’inerzia e la scarsa vigilanza degli organi superiori militari in merito alla salvaguardia dell’integrità psico-fisica del personale militare di leva.

Deve essere stigmatizzato l’operato della pubblica amministrazione nella gestione igienico – sanitaria della caserma, così come accertata nel giudizio di merito, che ha messo a rischio la salute e la stessa incolumità del militare di leva, al quale viene riconosciuta la qualifica di soggetto equiparato a vittima del dovere, con le dovute conseguenze di legge nei confronti dei genitori superstiti.

Il ricorso viene integralmente accolto.

La redazione giuridica

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