Gli operatori sanitari erano accusati di aver causato, attraverso una catena di errori, il decesso di una paziente cardiopatica che dopo aver subito un intervento di angioplastica era stata trasferita presso un altro nosocomio

Prosciolti dalle accuse al termine delle indagini preliminari. Sono quattro operatori sanitari in servizio nel 2010 tra l’Ospedale ‘Vito Fazzi’ di Lecce e il nosocomio di Gallipoli, accusati di omicidio colposo per la morte di una donna 76enne salentina. Secondo la ricostruzione riportata dalla stampa locale la signora era giunta al ‘Fazzi’ dall’Ospedale di Galatina, dove le era stato diagnosticato un infarto anteriore. Venne sottoposta a un intervento di angioplastica a seguito del quale fu disposto un nuovo trasferimento a Gallipoli. Il viaggio verso la cittadina della costa ionica avvenne tramite un’ambulanza priva di medico a bordo, nonostante si trattasse di un codice rosso.  L’anziana perse conoscenza pochi minuti dopo il suo arrivo, mentre si trovava in ascensore, e arrivò nel reparto di terapia intensiva in condizione di shock cardiocircolatorio.

L’inchiesta, avviata in seguito alla denuncia dei parenti della vittima e condotta dai carabinieri di Gallipoli, aveva portato al rinvio a giudizio dei quattro sanitari, mentre altri due indagati erano stati prosciolti dalle accuse al termine delle indagini preliminari. Decisive in tal senso la consulenza medico legale disposta dal Pubblico ministero e e la perizia affidata dal Gip in sede di incidente probatorio che avrebbero evidenziato presunte responsabilità da parte dei camici bianchi.

La Procura ha ipotizzato una catena di errori che avrebbe coinvolto, a vario titolo, il Dirigente medico dell’Unità di Emodinamica del ‘Fazzi’, un’infermiera e un medico supervisore in servizio presso il 118 dell’Ospedale leccese, e un oculista del nosocomio di Gallipoli. Secondo l’accusa, dopo l’intervento subito a Lecce la paziente non venne sottoposta al costante monitoraggio dei parametri vitali. Inoltre, all’arrivo a Gallipoli, il personale medico del nosocomio non sarebbe stato adeguatamente informato della gravità delle condizioni della donna. Infine, presso la struttura sanitaria gallipolina la 76enne non sarebbe stata ‘stabilizzata’ attraverso l’opportuno intervento di cardiologo e rianimatore. Il giudice monocratico del Tribunale di Lecce, tuttavia, ha ritenuto gli imputati  non colpevoli “perché il fatto non sussiste” dando ragione ai legali della difesa secondo i quali non ci sarebbe stata alcuna imperizia o negligenza nell’operato dei loro assistiti. Accolta anche la considerazione che qualsiasi altro comportamento dei medici non avrebbe comunque evitato il decesso della signora.

 

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