La Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione interviene con assoluta chiarezza per dirimere una delle questioni più delicate e frequenti nel contenzioso per responsabilità sanitaria: il labile (ma fondamentale) confine giuridico tra la perdita di chance di sopravvivenza e la morte anticipata.
Questa distinzione non è un mero esercizio accademico, ma porta con sé ricadute pratiche dirompenti sul calcolo dei termini di prescrizione per il risarcimento dei danni richiesti dai congiunti della vittima (Corte di Cassazione, III civile, ordinanza 13 giugno 2026, n. 19701).
Il caso: il ritardo diagnostico e la perdita di sei mesi di vita
La triste vicenda clinica e processuale trae origine dal decesso di una paziente, colpita da un melanoma plurimetastatico. I familiari (marito, figli e sorella) agivano in giudizio contro l’Azienda Socio Sanitaria Territoriale (ASST) deducendo un colpevole ritardo nella diagnosi oncologica.
Nel corso del giudizio di primo grado, la Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU) accertava che la diagnosi tardiva non era stata la…





