La Procura ha avanzato una richiesta di rinvio a giudizio per tre dei setti indagati nell’ambito dell’inchiesta sul decesso di una 44enne di Agrigento, morta di malaria al rientro da un viaggio in Nigeria

Sono tre le richieste di rinvio a giudizio avanzate dal Pubblico Ministero di Agrigento in relazione al decesso di una donna di 44 anni, insegnante e giornalista, morta di malaria lo scorso gennaio al rientro da un viaggio in Nigeria.

Rischiano il processo per omicidio colposo, nello specifico, un medico del pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio, il medico di base della donna e un camice bianco della Guardia medica. Chiesta invece l’archiviazione per altri quattro operatori sanitari finiti nel registro degli indagati, nei confronti dei quali, tuttavia, la Procura non ritiene sussistano profili di responsabilità.

L’inchiesta era partita dalla denuncia dei familiari della donna, i quali si erano rivolti alla magistratura sospettando una sottovalutazione del caso della loro congiunta da parte degli operatori danotari del nosocomio del capoluogo di provincia siciliano.

Questi non avrebbero riconosciuto tempestivamente la malattia e non avrebbero prescritto esami specifici nonostante la paziente, che si era recata in Pronto soccorso per una febbre molto alta, avesse fatto subito presente di essere stata recentemente in Africa.

In base alla versione fornita dalla struttura sanitaria la donna si era recata in ospedale la mattina del 15 gennaio ed era stata registrata in triage alle ore 11:41, in codice verde, per ‘riferito stato influenzale’. Visitata alle 15.35, era stata sottoposta a esami di laboratorio di routine e radiografia del torace che non avrebbero evidenziato sostanziali anomalie, fatto salvo un lieve rialzo di un indice ematico aspecifico di flogosi. Dopodiché la 44enne avrebbe sottoscritto, sul foglio di dimissione, la decisione di rifiutare di proseguire l’approfondimento dell’iter diagnostico. Il 20 gennaio, poi, si era registrato il nuovo accesso in ospedale, questa volta a bordo di un’ambulanza.

La giornalista, in stato di coma, era stata ricoverata in Terapia Intensiva e il giorno successivo era stata ipotizzata la diagnosi di ”malaria”, successivamente confermata da un test immunocromatografico eseguito lo stesso giorno e validata dall’istituto di Microbiologia dell’Università di Palermo come ”malaria da plasmodium falciparum”. Nonostante la messa in atto di una terapia specifica, la donna era morta a distanza di una settimana.

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