I camici bianchi, ritenuti responsabili della morte di una giovane di 27 anno, morta dopo tre interventi, dovranno anche risarcire i parenti della vittima

Un anno e quattro mesi di reclusione. E’ la pena inflitta a due medici in servizio nel luglio del 2014 presso l’ospedale di Taranto dal giudice monocratico del Tribunale del capoluogo di provincia pugliese. I camici bianchi erano finiti a processo per omicidio colposo in relazione al decesso di una donna di 27 anni, agente di polizia penitenziaria originaria della provincia di Bari, morta dopo tre interventi eseguiti in tre diverse strutture sanitarie, rispettivamente a Manduria, Taranto e Bari.

La giovane, in particolare, recatasi in Pronto soccorso per dei dolori all’addome, nell’arco di 40 ore era stata operata per la rimozione di un calcolo renale, poi era finita nuovamente sotto ai ferri per l’impianto di un polmone artificiale e, infine, prima del tragico epilogo, era stata sottoposta a una craniectomia.

La vicenda aveva visto l’apertura di un’inchiesta con l’iniziale iscrizione nel registro degli indagati di 20 operatori sanitari.

Per due di loro si è arrivati al giudizio e, nelle scorse ore, alla sentenza di condanna. Uno dei due imputati è stato invece assolto, con la formula “perché il fatto non costituisce reato” dal reato di falso. La Procura, infatti, lo accusava di aver falsificato le firme di un consenso informato.

I camici bianchi sono stati condannati anche al risarcimento dei danni in favore dei familiari della vittima, i genitori e il fratello, che si erano costituiti parte civile nel procedimento. Il Giudice ha disposto a loro carico una provvisionale immediatamente esecutiva di 150 mila euro. “Dopo sei anni e mezzo di battaglie, finalmente abbiamo avuto giustizia”, ha commentato il padre della giovane vittima, che ha espresso soddisfazione “perché è stata riconosciuta la responsabilità dei medici” nella morte della ragazza, “come noi abbiamo sempre sostenuto”.

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